Tribunale di Palermo

Mafia: il boss Fabrizio Messina chiede di accedere alla giustizia riparativa

«Ho 4 figlie minori di età, belle come il sole. Per l’amore che nutro per loro ed anche per l’esempio che desidero comunicare ho voluto allontanarmi da un contesto che non è più attuale. Non mi appartiene più». Fabrizio Messina, indicato dalla Procura come capo del clan mafioso di Porto Empedocle, ha reso dichiarazioni spontanee davanti al gup di Palermo, Lorenzo Chiaramonte, nel processo che vede imputati i presunti appartenenti ai clan mafiosi di Villaseta e Porto Empedocle, e ha chiesto di accedere alla giustizia riparativa. Il pm Claudio Camilleri ha chiesto per lui, già condannato altre 2 volte per mafia, 20 anni di reclusione. Fabrizio Messina è fratello di Gerlandino e Salvatore, entrambi all’ergastolo per mafia.

«Avevo 10 anni quando ho assistito mio malgrado alla morte di mio padre. Quella esperienza mi ha segnato la vita». Il boss ha contestato le accuse: «La Procura non mi contesta nessuna estorsione, nessuna intimidazione, nessun delitto tipico della associazione mafiosa. E d’altronde non posso rivestire il ruolo di capo di una associazione senza associati. La famiglia mafiosa di Porto Empedocle è stata decimata dagli arresti, con il processo Akragas, definitivo nel 2000, e i pentimenti di Salemi, Falzone e Albanese è stata smantellata dagli ergastoli. Di chi sarei stato capo?». L’empedoclino ha invocato clemenza: «Desidero pagare l’ultimo mio conto con la giustizia e la legge e godermi le mie figlie, vederle crescere. Ho sentito parlare della giustizia riparativa e voglio accedervi. Voglio seguire tutte le strade che mi portino ad emendare le mie colpe». A seguire il suo legale Salvatore Pennica ha chiesto l’assoluzione. 


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