Migranti, Pasquetta di sbarchi in tutta la Sicilia Oltre duemila nei porti di Catania e Messina

Pasquetta contraddistinta dagli sbarchi in diversi porti della Sicilia: 1.181 persone sono arrivate a Catania nella prima mattinata di oggi, 451 a Porto Empedocle, mentre altre 1.267 sono attese a Messina per le 15 di oggi pomeriggio. Si sommano agli 851 trasportati a Lampedusa nelle ultime ore. In totale, da sabato a oggi, sono circa settemila i migranti recuperati nel Canale di Sicilia in una cinquantina di operazioni di soccorso. 

E insieme ai vivi, giungono anche i cadaveri. Quelli strappati al mare dall’imbarcazione Phoenix della ong Moas, intervenuta ieri a 20-25 miglia a largo della Libia per soccorrere alcuni gommoni carichi di persone. Sette sono state recuperate senza vita, mentre un altro cadavere, che si trovava su un differente gommone, è stato preso a bordo dalla nave di un’altra ong, Sea Eye. Ma, stando alle testimonianze raccolte, i dispersi potrebbero essere di più. I sette cadaveri appartengono a quattro uomini, due donne e un bambino di otto anni. «Immagina di portare il corpo senza vita di un bambino di 8 anni nella tua casa a Pasqua. Non dimenticherò mai questo giorno», ha scritto su twitter Chris Catrambone, proprietario della nave Phoenix

Tornando a stamattina, a Porto Empedocle è stata la nave della Marina militare Chimera a portare 451 migranti soccorsi in diverse operazioni. La stessa imbarcazione che aveva trasferito un altro folto gruppo ieri a Lampedusa. A Catania, intorno alle otto di stamattina, la nave Rhein della Marina militare tedesca ha sbarcato 1.181 persone. Mentre nel primo pomeriggio al molo Marconi di Messina arriverà la nave militare Phanter con 1.267 migranti, tra cui numerosi minori non accompagnati. 

Ieri, intanto, il responsabile del soccorso e della ricerca in mare di Medici senza frontiere, Michele Trainiti, dopo che i volontari hanno visitato i 649 migranti arrivati a Reggio Calabria, ha detto: «Molti di loro presentavano segni di tortura e delle sofferenze subite in Libia o durante il tragitto. Per la prima volta cominciamo a vedere anche i segni delle guerre: feriti da arma da fuoco e segni di maltrattamenti e torture».


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