Le reazioni dal fronte del Sì. Crocetta: «Dati prevedibili»  A rischio i due assessori renziani Baccei e Contrafatto

Le percentuali del referendum? «Erano dati prevedibili, non mi sorprendo affatto». Così a caldo il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, raggiunto telefonicamente subito dopo il discorso in diretta di Matteo Renzi che ha annunciato le dimissioni. Il plebiscito dei No in Sicilia potrebbe aprire diversi scenari, al momento ancora in divenire. Ma alle voci che si susseguono su una possibile crisi del governo regionale, Crocetta replica: «Non capisco cosa c’entri il referendum col governo regionale. Fatta eccezione per due o tre Regioni, il Sì ha perso dappertutto, non è che adesso possono aprirsi crisi di governo in ogni Regione del Paese».

Resta, però, il tema di almeno due assessori, Alessandro Baccei e Vania Contrafatto, particolarmente cari rispettivamente a Renzi e Faraone, che secondo i rumors della lunga notte referendaria potrebbero a stretto giro essere accompagnati alla porta. «In giunta – continua il governatore – abbiamo avuto persino un assessore, Bruno Marziano, che ha fatto apertamente campagna elettorale per il No, mentre io e gli altri eravamo impegnati sul fronte del Sì e non vedo dove stia il problema. Il punto è che non bisognava esasperare lo scontro, e noi non lo abbiamo fatto, proprio perché da domani bisognerà ricominciare a sedersi allo stesso tavolo. Lavoriamo per la Sicilia e non capisco che effetti potrebbe avere il referendum sul nostro lavoro, d’altronde noi non abbiamo personalizzato la campagna elettorale». Secondo Crocetta l’errore di Renzi sarebbe stato proprio quello di farne quasi un referendum sul proprio operato: «Magari ci sono stati elettori di Renzi che hanno votato No, semplicemente non bisognava porla in questi termini». Insomma, «Alessandro Baccei – assicura Crocetta – domattina tornerà a sedere sulla sua poltrona in via Notarbartolo».

Ma i mal di pancia all’interno della maggioranza si fanno già sentire. Anche il primo inquilino di Sala d’Ercole, Giovanni Ardizzone, commenta il risultato a caldo, ammettendo che come Renzi, «tutti dobbiamo prendere atto del voto, c’è stata molta personalizzazione. Da domani si apre una pagina nuova che avrà ovviamente anche refluenze in Sicilia. Non so dire cosa accadrà nell’Isola». Ecco tornare l’ipotesi di conseguenze anche per la Sicilia. Secondo i più maliziosi, nonostante Crocetta tenda a minimizzare, non sarebbe da escludere l’ipotesi di un nuovo esecutivo che accompagni il governatore nell’ultimo scorcio di legislatura. Coi suoi uomini più fidati pronti a sedere in giunta in alternativa agli assessori di Faraone

Intanto l’unico esecutivo pronto a fare i bagagli è quello guidato da Renzi, che ha già annunciato le sue dimissioni. «Dobbiamo dare atto – ammette ancora Ardizzone – che il discorso di Renzi è quello di un grandissimo politico: mi dimetto subito. Un discorso di grandissimo livello e una delle cose più importanti è il passaggio sulla legge elettorale che, ha detto, deve venire dai vincitori». Già, i vincitori. Quella che Renzi ha definito una accozzaglia adesso dovrà riuscire a sedersi attorno a un tavolo e cercare quantomeno di dialogare, anche in Sicilia. «Abbiamo avuto i personaggi e gruppi più strani – conclude Ardizzone -, uniti dall’andare contro a un’idea. Non dico altro, noi non siamo come i Salvini di turno, il nostro è un mondo di riflessione». 


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