Dama Nera 2, nuova inchiesta su corruzione Anas Misure cautelari per Costanzo e Bosco Lo Giudice

«Un
marciume diffuso all’interno di uno degli enti pubblici più in vista nel settore economico degli appalti». A scriverlo è il gip del Tribunale di Roma, che oggi ha firmato le nuove ordinanze di custodia cautelare nell’ambito del secondo capitolo dell’inchiesta Dama Nera, l’indagine su appalti sospetti e mazzette che riguarda Anas e imprenditori. Anche stavolta, tra i nomi delle 19 persone – in tutto sono 36 gli indagati – per le quali la Procura di Roma ha disposto le misure restrittive, ci sono gli imprenditori Mimmo Costanzo e Concetto Bosco Lo Giudice, vertici del colosso dell’edilizia catanese Tecnis che di recente è stato sequestrato su impulso della direzione investigativa antimafia

Da stamattina, oltre
250 finanzieri stanno dando esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare, in seguito a oltre 50 perquisizioni effettuate in Lazio, Sicilia, Calabria, Puglia, Lombardia, Trentino Alto Adige, Piemonte, Veneto, Molise e Campania. I destinatari sono dirigenti e funzionari di Anas e titolari di aziende appaltatrici delle opere pubbliche. A supportare l’operazione, denominata Dama Nera 2, sono state le risultanze del materiale acquisito lo scorso ottobre nell’ambito del primo capitolo della vicenda Dama Nera. Che facevano presagire come il meccanismo corruttivo ipotizzato, riguardo l’assegnazione degli appalti, potesse essere ancora più vasto.

Le accuse vanno dalla
corruzione alla turbata libertà degli incanti, passando per l’autoriciclaggio e favoreggiamento personale. Secondo gli inquirenti, i vertici Anas avrebbero facilitato l’aggiudicazione di gare d’appalto a specifiche imprese, nei confronti delle quali si sarebbero mossi anche per sbloccare contenziosidisapplicare penali e assicurare indebiti indennizzi in relazione a procedure di esproprio. L’operato dei funzionari pubblici per anni si sarebbe concretizzato in un «mercimonio», dove in cambio dei servizi illeciti prestati i dirigenti avrebbero ottenuto vantaggi e utilità. L’inchiesta tocca anche la politica, con un avviso di garanzia notificato al deputato nazionale di Forza Italia Marco Martinelli. Il parlamentare, secondo la guardia di finanza, avrebbe garantito al titolare di un’importante impresa la nomina di un «presidente di gara non ostile». Promessa che sarebbe stata mantenuta, poiché – proseguono le fiamme gialle – «l’imprenditore si aggiudicava l’importante appalto in Sicilia».

Gli imprenditori beneficiari del sistema corruttivo avrebbero pagato circa
800mila euro, cifra sequestrata dalle fiamme gialle. A finire al centro dell’attenzione della magistratura diversi appalti: dall’itinerario basentano – compreso il raccordo autostradale Sicignano-Potenza – ai lavori sulla statale 117 Centrale Sicula. In quest’ultimo caso, gli interventi aggiudicati nel 2014 furono cofinanziati dalla Regione Sicilia. Le altre gare condizionate sarebbero quelle per i lavori alla ss96 Barese e alla ss268 del Vesuvio, ma anche quella per la realizzazione, nel 2011, della nuova sede Anas a Campobasso.

L’operazione ha portato anche all’arresto di un
avvocato romano, responsabile, secondo gli inquirenti, di essere stato «intermediario, per conto di un’azienda romana» del pagamento di una tangente da 10mila euro ad Antonella Accroglianò, la dirigente le cui ammissioni hanno dato il la alla prima inchiesta Dama Nera. In cambio di quei soldi, Accroglianò avrebbe facilitato l’erogazione di pagamenti e lo sblocco di alcuni contenziosi che la ditta aveva con l’Anas.

Questo l’elenco dei destinatari delle ordinanze di custodia cautelare:
Antonella Accroglianò (cl. 1961, domiciliari), Concetto Bosco Lo Giudice (cl. 1963, domiciliari), Emiliano Cerasi (cl. 1967, domiciliari), Giuseppe Colafelice (cl. 1958, domiciliari e attualmento all’estero), Francesco Domenico Costanzo (cl. 1962, domiciliari), Oreste De Grossi (cl. 1956, carcere), Antonino Ferrante (cl. 1961, domiciliare), Sergio Serafino Lagrotteria (cl. 1967, carcere), Vincenzo Loconte (cl. 1956, domiciliari), Carmelo Misseri (cl. 1956, domiciliari), Andrea Musenga (cl. 1953, domiciliari), Elisabetta Parise (cl. 1972, domiciliari), Giovanni Parlato (cl 1967, carcere), Giuseppe Ricciardello (cl. 1947, domiciliari), Vito Rossi (cl. 1950, domiciliari), Giovanni Spinosa (cl. 1957, carcere), Paolo Tarditi (cl. 1957, domiciliari), Antonio Valente (cl. 1961, domiciliari), Sergio Vittadello (1937, domiciliari).


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