Volotea finanzia il restauro del sipario del Massimo Orlando: «Con la cultura si mangia e si vive meglio»

«Abbiamo senza dubbio un merito, quello di averlo conservato bene». Il racconto di Francesco Giambrone, sovrintendente del Teatro Massimo, parte da lontano. Da una ferita che, seppur cicatrizzata, non viene mai dimenticata, cioè lo scempio del Teatro Massimo chiuso per anni. E nell’anno di Palermo Capitale della Cultura è significativo l’avvio del restauro del sipario realizzato da Giuseppe Sciuti. A firmare la partnership per il restauro, i cui lavori sono stati autorizzati dalla Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Palermo, la fondazione del teatro Massimo e la compagnia aerea low cost Volotea. Con la società spagnola che ha finanziato l’opera per 50mila euro. In questo modo il sipario a firma del pittore (originario di Zafferana Etnea) tornerà al suo posto e potrà nuovamente accogliere gli spettatori all’ingresso in sala. 

«Voglio sottolineare l’intervento di un mecenate privato – dice Giambrone – che in passato ha sostenuto attività magari effimere ma non per questo meno importanti, e lo dico io che sono il maestro dell’effimero. Questo invece è un intervento di tipo strutturale. Voglio ringraziare anche la Soprintendenza, che ci ha fornito il progetto di restauro e con la quale l’intesa è stata formidabile: si è fatto tutto presto e con la massima generosità. E infine, lasciatemelo dire, voglio per una volta ringraziare la burocrazia: si dice sempre che è una spina nel fianco, invece questa volta ci è stata accanto». I lavori verranno svolti nel laboratorio di scenografia a Brancaccio e, così come la ricollocazione dell’opera, saranno a cura della Fondazione che impiegherà il proprio personale tecnico specializzato, soprattutto per quel che riguarda la scenotecnica. «Il progetto ha un carattere sperimentale – ha sottolineato Roberta Civiletto, funzionaria della Soprintendenza – e se non ci fosse stata questa sinergia tra i nostri tecnici e gli artisti della Fondazione forse non saremmo qui».

Nonostante l’enorme superficie del sipario (12 metri per 14 metri), si potrà lavorare in piano. Si tratta di una tela di lino che, sebbene ben conservata, è stata comunque fortemente danneggiata dall’usura, con alcune zone che sono prive delle partiture. Inoltre si farà anche uso, insieme alle classiche tecniche di restauro pittorico, anche del rilievo 3d tramite l’utilizzo di laser scanner di ultima generazione. Un lavoro misto, dunque, reso possibile dal contributo economico di Volotea, la compagnia spagnola arrivata coi propri voli a Palermo nel 2012. «Non è la prima attività culturale che finanziamo – afferma Valeria Rebasti, manager dell’azienda – Da tempo promuoviamo anche il teatro Massimo sul nostro sito. Il nostro obiettivo è di mandare i palermitani in vacanza e portare tanti turisti qui. Solo la nostra compagnia in sei mesi ha condotto in città oltre 235mila persone in sei mesi, più di due milioni in sei anni». 

E come a ogni conferenza stampa palermitana che si rispetti il sindaco Leoluca Orlando si ritaglia il ruolo del gigione. Prima ricorda ai presenti che in realtà il cognome del pittore Sciuti all’anagrafe in realtà è Sciuto, poi sottolinea una particolare coincidenza (almeno per lui). «Volotea è tornata qui nel 2012, quando io sono tornato sindaco – sorride – Viviamo insieme questa stagione nuova della città, con sinergia e all’insegna dell’internazionalizzazione di Palermo. Abbiamo dimostrato che non solo con la cultura si mangia ma si vive meglio. Con finanziamenti del genere si torna all’epoca in cui il mecenate era protagonista della vita culturale cittadina. Voglio poi sottolineare la soddisfazione nel fatto che i lavori di restauro verranno effettuati negli spazi di Brancaccio, uno dei luoghi più belli della città. Lì c’è un’armonia straordinaria, che sarà visitabile a breve anche con l’iniziative Le vie dei tesori».


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Con il contributo di 50mila euro la compagnia area spagnola provvederà al recupero realizzata dal pittore Giuseppe Sciuti. I lavori, che prevedono anche rilievi 3d, verranno realizzati all'interno del laboratorio di scenografia a Brancaccio. «Si torna all'epoca in cui il mecenate era protagonista della vita cittadina»

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