Voci dal corteo/2: ‘Qui per la ricerca’

Al grido di “Siamo noi, siamo noi, il futuro dell’Italia siamo noi” anche i ricercatori precari sono scesi in piazza per far sentire la loro voce, urlare i propri diritti e dire no ai tagli imposti dal Governo. Da piazza Roma, lungo via Tomaselli e poi giù fino via Etnea attraversando tutto, o quasi, il centro di Catania. Sono maestre della scuola, bambini, docenti di scuola superiore e universitari, ricercatori e tecnici, sono i lavoratori di oggi e quelli di domani in marcia per manifestare contro la manovra del Governo Berlusconi che taglia in quantità e qualità l’istruzione italiana.

La riforma Gelmini taglia indiscriminatamente fondi all’università ed alla ricerca sperando così di migliorare il sistema”. Un paradosso quello cui fa riferimento Marilena, giovane ricercatrice catanese, che rduce al minimo la conoscenza e l’apprendimento nel nostro Paese. In marcia come gli altri lungo le più importanti strade della città, anche Marilena vuol far sentire a tutti il proprio disappunto, vuole gridare il proprio “no” ad una riforma che segna la fine della ricerca in Italia. “Una riforma per l’Università e la scuola andrebbe sicuramente fatta ma non in questi termini. Noi del “Comitato dei ricercatori precari di Catania” siamo qui a manifestare il nostro dissenso nonostante la legge sia passata ieri”, conclude la ragazza che, come tantissimi altri suoi colleghi, confessa di voler continuare il percorso iniziato all’Università senza dover essere costretta a fuggire all’estero.

Poi ancora, proseguendo lungo il corteo che si snoda su piazza Stesicoro e via Etnea, incontriamo un altro manifestante che dice: “Riformare non significa tagliare. Riformare significa vedere cosa non funziona e migliorarlo, finanziare i progetti che valgono, di certo non cancellare la ricerca in Italia”, questa in sintesi il parere di Antonio, tecnico di ricerca presente al corteo catanese che, prima di ricongiungersi ai suoi, aggiunge: “Il corteo di oggi è un momento iportante. Bisogna manifestare per far sentire il nostro dissenso”. Mentre qualche passo più in là avviciniamo anche un insegnante di fisica del Liceo “Vaccarini” che manifesta contro la manovra Gelmini e per il sostegno alla ricerca. “Non c’è nessuno che vi difende: dovete farlo voi!” esorta.  

Tra il gruppo dei più giovani, il nutrito corteo degli universitari, incontriamo invece Giovanni, studente iscritto a Medicina. Riconosce che la sua facoltà non ha partecipato al dibattito assieme alle altre per protestare e dice: “Ci siamo mossi in ritardo, l’ambiente di Medicina è un po’ un mondo a parte e la tensione è salita solo quando si è capito che i tagli avrebbero interessato anche la ricerca. Ecco perchè oggi, invece, siamo così numerosi”.

L’università così com’è non ci piace, la proposta del ministro Gelmini non va bene” ci risponde poi uno studente di Fisica direttamente dal corteo. “Questi tagli saranno la morte di molti dipartimenti, da Geologia a Lettere”, commenta amaramente Carmelo, studente di Scienze. Una preoccupazione condivisa da tutti, studenti e docenti, ricercatori e tecnici, genitori e figli uniti per far sentire la loro voce e salvare istruzione e ricerca, cultura e lavoro.


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