Vittoria, sentenza per omicidio commerciante Nicosia Condannati i quattro imputati, delitto dopo mesi di liti

È arrivata la sentenza di primo grado nell’ambito del processo che si è celebrato con il rito abbreviato al tribunale di Ragusa per la morte di Salvatore Nicosia, detto Turi Mazinga, il commerciante vittoriese assassinato a colpi di arma da fuoco il 12 settembre 2016. Nicosia aveva 39 anni e due figlie. Era incensurato.

I quattro imputati alla sbarra erano soci di Nicosia. Il gup Andrea Reale ha condannato a 30 anni Giacomo Iannello, 52enne messinese residente a Vittoria, per omicidio premeditato. Sedici anni sono stati inflitti a Carmelo Iannello, 74 anni, padre di Giacomo, e a Giuseppe Scionti, 29 anni. Dieci anni di reclusione per Yvan Cacciolla. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, a commettere il delitto sarebbero stati Scionti e Carmelo Iannello, mentre il figlio di quest’ultimo li avrebbe attesi per la fuga. Tra Nicosia e Giacomo Iannello ci sarebbero state liti protrattesi per circa un anno e dovute al pagamento di alcuni debiti del secondo nei confronti della vittima, liti sfociate poi nel barbaro assassinio. La magistratura aveva definito il rapporto tra Iannello e Nicosia viziato da «odio profondo e fortissime tensioni».

I quattro furono arrestati il 26 ottobre 2016. Giacomo Iannello, pregiudicato per traffici di stupefacenti e accusato di associazione mafiosa, il padre Carmelo, Cacciolla e Scionti erano stati immortalati, nelle ore precedenti e successive l’omicidio, da alcune telecamere. L’agguato era scattato alle 9 del mattino, non appena Nicosia, di rientro dalle ferie estive, aveva rialzato la saracinesca del suo negozio di autoricambi sulla Vittoria-Santa Croce. Diversi i colpi di fucili esplosi già nel piazzale del magazzino. Due quelli che hanno centrato la vittima all’interno della struttura in cui la vittima provò a cercare riparo, inutilmente.


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La vittima era conosciuta con il nomignolo Turi Mazinga. Il 12 settembre 2016 venne sorpreso davanti al negozio di autoricambi che gestiva. A volerlo morto sarebbe stato Giacomo Iannello, che avrebbe usufruito dell'aiuto del padre Carmelo e di Giuseppe Scionti - ritenuti gli esecutori - e di Yvan Cacciolla. Pene da dieci a trent'anni

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