Vittoria, pomodori albanesi spacciati per siciliani Denunciato operatore del mercato ortofrutticolo

Pomodori albanesi spacciati per siciliani. A scoprirlo è stata la guardia di finanza di Ragusa, che ha denunciato un cittadino di Vittoria, operante nel mercato ortofrutticolo locale. L’uomo è accusato di frode in commercio di prodotti agroalimentari recanti false indicazioni di provenienza. 

L’indagine delle Fiamme gialle è partita dopo una segnalazione del ministero delle Politiche agricole , partita in seguito a un controllo avvenuto in un magazzino di lavorazione. La merce presentava anomalie in merito alla tracciabilità. Nello specifico, i finanzieri hanno appurato che circa 200 quintali di pomodori – del tipo tondo liscio a grappolo – erano arrivati dal paese balcanico, attraverso il porto di Bari. Una società di Polignano a Mare, poi, aveva modificato la destinazione degli ortaggi, facendone risultare un quarto diretto a Padova, mentre in realtà tutto era stato inviato a Vittoria.

Nella città del Ragusano, i pomodori venivano mescolati con quelli locali e fatti risultare tutti siciliani. Con il chiaro intento, secondo la guardia di finanza, di consentire una vendita a prezzi più elevati. Il guadagno illecito sarebbe stato di circa 20mila euro

La vicenda dei pomodori ricorda in parte quella che portò alle denunce dell’imprenditore Maurizio Ciaculli. Produttore di ortaggi, Ciaculli avrebbe notato che all’interno dell’hard discount Lidl venivano vendute melanzane spagnole con l’etichettatura della propria azienda siciliana. In seguito al clamore mediatico che seguì alle denunce, l’imprenditore è stato vittima di pesanti intimidazioni. In queste settimane, stanno avendo inizio i processi che coinvolgono – oltre alla catena della grande distribuzione – anche esponenti della criminalità organizzata


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La guardia di finanza di Ragusa ha scoperto un carico di oltre 200 quintali arrivato in Italia attraverso il porto di Bari. Nella città del Ragusano venivano mescolati alla produzione locale, così da poterli vendere a prezzi più alti. Il guadagno illecito è stato stimato in circa 20mila euro

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