‘Viaggio’ nel Democratellum, il sistema elettorale elaborato dal Movimento 5 Stelle

PORCELLUM E ITALICUM SONO GEMELLI SIAMESI. IL DISEGNO DI LEGGE PRESENTATO DAL M5S HA IL PREGIO DI RENDERE MENO OSSESSIVO IL CONTROLLO DELLE SEGRETERIE DEI PARTITI E FORNISCE ALL’ELETTORE UN PAIO DI FORMIDABILI NOVITA’. VEDIAMOLE

Dal confronto tra l’Italicum, revisione peggiorativa del Porcellum che gli accordi tra Renzi e Berlusconi vorrebbero come scenario per l’Italia esce fuori il confronto non tra due modelli elettorali, ma tra due visioni della politica, delle libertà, del potere.

La politica delle liste bloccate, delle candidature multiple e degli abnormi premi di maggioranza, espressione della deriva elitaria italiana, trova un correttivo democratico.

Certo, il sistema che gli italiani 21 anni fa avevano scelto era il sistema maggioritario all’inglese. Ma i partiti si sono ben guardati da osservare quel mandato, prima annacquandolo con il recupero proporzionale, poi con i candidati piazzati nei collegi senza nessun legame con il territorio.

Voluto ufficialmente da Berlusconi, ma appoggiato nei fatti da tutto il centrosinistra, il Porcellum ha segnato una profonda ferita nella rappresentanza democratica italiana. L’Italicum trasformerebbe quella ferita in orrenda mutilazione, ancora più insopportabile perché proveniente dal medico che doveva guarire quella malattia.

La proposta del Movimento 5 Stelle – il Democratellum – introduce delle interessanti novità.

Intanto si distingue il voto di lista (che è quello in base al quale vengono assegnati i seggi ad ogni forza politica) dal voto di preferenza.

Nel voto di lista si introduce la penalizzazione: chi vota una lista può apporre il suo non gradimento a un candidato della stessa lista. Sarebbe un rimedio contro le figure di cartapesta messe in testa alle liste dalle segreterie di partito. Per ogni dieci voti negativi, la lista perderebbe un voto. Questo spingerebbe i Partiti e i Movimento a con candidare gente impresentabile o improbabile.

Il sistema elettorale presentato dai grillini reintroduce il voto di preferenza, separandolo però dal voto alla lista. La preferenza potrà essere espressa o per un candidato del proprio partito o per un candidato di una qualsiasi lista presente nella competizione elettorale.

Gli elettori, insomma, potrebbero scegliere la forza politica che intendono far vincere; e votare anche candidati di altri Partiti. Questo non altererebbe il risultato, perché il numero dei seggi – come già accennato – verrebbe ripartito sulla base dei voti di lista.

Questo passaggio è importante. Gli elettori, infatti, possono apprezzare il programma politico di una lista. Ma non i candidati. Voterebbero la lista, ma candidati di altre forze politiche. Se poi vogliono penalizzare qualche candidato della propria lista – questo potrebbe succedere, ad esempio, nella lista del  PD in Sicilia, dove vengono ‘paracadutati’ personaggi non siciliani che nessuno conosce, ma che debbono essere candidati perché amici del segretario nazionale di turno – possono pure, come già accennato, utilizzare il voto negativo, cioè la penalizzazione.

 

Al Sud, dove il voto di preferenza è stato un veicolo di accesso della mafia alla politica, la separatezza di voto di lista e voto di preferenza avrebbe come primo effetto di non fare affluire i voti delle clientele politico mafiose sulla lista trasformandoli in parlamentari. Insomma, un antidoto al voto di mafia!

L’attribuzione dei seggi con il sistema del divisore corretto, abbinato alla grandezza variabile delle circoscrizioni consentirebbe sia il diritto di tribuna, che la governabilità. Un partito del 40% per il sommarsi del vantaggio riservato alle liste maggiori nelle diverse circoscrizioni, conseguirebbe la maggioranza parlamentare.

Mancano le alleanze prestabilite che nella declinazione dell’ultimo decennio sono state una sorta di ascia con cui tagliare teste non gradite. A destra e a sinistra. A sinistra la ghigliottina è più popolare e si è abbondato nell’uso. Ma se si vorranno superare gli sbarramenti variabili, conseguenza della limitatezza dei parlamentari in palio, le forze si uniranno invece che dividersi.

E’ evidente che se una forza con ampio consenso raggiunge il 45% dei parlamentari e forze vicine hanno i seggi per governare, l’alleanza nasce nei fatti. Come è avvenuto anche in Inghilterra, patria dell’uninominale.

Il cosiddetto Democratellum non è la legge migliore, ma è preferibile all’Italicum. Una legge che restituisce ai cittadini la voce: per gridare contro liste non soddisfacenti, per punire i candidati che non si condividono, per selezionare i candidati, anche fuori dal proprio partito, che si ritiene degni di stima e considerazione. E non è poco.

Foto tratta da eunews.it


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