Il vertice di maggioranza: pace fatta, ma non troppo. Dal rimpasto rimandato alle mancette in Finanziaria

L’atteso vertice di maggioranza della politica regionale in Sicilia è iniziato intorno all’ora di pranzo. In ritardo Luca Sbardella, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, in arrivo da Roma. Al tavolo, i capigruppo e i segretari regionali dei partiti di maggioranza. Tema principe dell’incontro: i franchi tiratori, spina del fianco del presidente Renato Schifani. A chiusura, alcune decisioni sono state, faticosamente, prese: seppur prodromiche a lunghe discussioni sui diversi temi. E, a proposito di tavoli, è stato approvato proprio «un tavolo tecnico-politico permanente, che avvierà subito un confronto sui temi in sospeso nella recente variazione di bilancio, in vista della prossima legge di stabilità». Un tavolo che presterà «particolare attenzione alle politiche economiche a sostegno di famiglie e imprese, alla riduzione del costo del lavoro e a misure volte a favorire la crescita del reddito pro capite e dello sviluppo produttivo della Sicilia», si legge nella nota conclusiva dell’incontro.

Le vittorie di Schifani su voto segreto e legge elettorale

Rispetto, invece, ai crucci del presidente Schifani, il vertice ha registrato «l’unanimità dei partecipanti sulla volontà di procedere all’abolizione del voto segreto all’interno dell’Assemblea regionale siciliana. È stata, inoltre, avviata una riflessione condivisa sulla possibile modifica della legge elettorale regionale». I giochi, però, non sono terminati, perché il tavolo politico si riunirà nuovamente nelle prossime settimane «per affrontare, in un clima di coesione e spirito unitario, i temi legati alle elezioni amministrative previste per la prossima primavera e per proseguire il confronto sulle principali sfide politiche e programmatiche della coalizione di centrodestra».

Nessun divorzio (dicono) fino alla fine del mandato

Da parte di tutte le forze politiche presenti «è stata espressa piena consapevolezza dei risultati conseguiti dal governo regionale nei primi tre anni di mandato – si legge ancora -. Dall’aumento delle entrate tributarie all’azzeramento del disavanzo, dalla crescita del Pil all’incremento dell’occupazione, dal miglioramento del rating da parte delle agenzie internazionali all’avvio dell’iter per la realizzazione dei termovalorizzatori». È, pertanto, «stata manifestata la forte determinazione di proseguire in questo percorso fino alla scadenza naturale della legislatura».

I sassolini che restano: il monito di Fratelli d’Italia

Ma, tra le pieghe del vertice di maggioranza in Sicilia, non tutto ha dimostrato di essere acqua di colonia. Anzi. Da Fratelli d’Italia è arrivato il monito: se la maggioranza ha bisogno di predellini, li deve cercare in altri partiti. In realtà, proprio FdI ha ribadito la propria contrarietà – in termini di modalità e scelte – sulle nomine della Sanità. In particolare quella all’Asp di Catania. Da Fratelli d’Italia, inoltre, filtrano malesseri relativi all’asse con la Lega. Visto poco bene, specie perché Luca Sammartino (Lega) è molto forte sul Catanese, area nella quale anche la Dc non ha un grande peso politico. Si stanno però costruendo, grazie all’accordo tra Cuffaro e Salvini, nuovi assi in Sicilia orientale. Come a Ragusa, con Abate o con l’ingaggio di Auteri. Nuove alleanze che disturbano, anzi preoccupano, FdI che assiste, inerme, proprio in quelle zone in cui il partito ha perso pezzi.

Lo spettro di una finta pace temporanea

L’accordo raggiunto nel vertice di maggioranza è, quindi, quello di una pax ad tempus per la Sicilia. Una finta pace temporanea. Anche se nelle comunicazioni ufficiali non appare, la soluzione ai malumori potrebbe essere risolta nel solito modo: rimandare e mettere una pezza. E cioè le misure rimaste fuori dalla manovra quater. Che, secondo indiscrezioni, dovrebbero essere riproposte in parte all’interno della prossima finanziaria. Sulla quale si dovrebbe preparare un percorso più lungo, visto che mancano più o meno 45 giorni a dicembre. L’obiettivo di Schifani sarebbe quello di votare la terza finanziaria entro i termini – il 31 dicembre – evitando l’esercizio provvisorio. Conviene a tutti, motivo per cui potrebbe riuscire. Ma si dovrà lavorare per cercare di lenire e ridurre al minimo possibile le mancette. Questo significa che il famoso maxi-emendamento sarà presente anche nel prossimo bilancio: nessuna alternativa, anche grazie a una semi-apertura preliminare da parte del governo.

Il rimpasto del «poi ne parliamo»

Si è parlato, nei corridoi, anche di un possibile rimpasto. Sembra che Schifani abbia rimandato la richiesta al mittente. Se ne riparlerà, quindi, l’anno nuovo. Una sorta di «poi ne parliamo» che, nella migliore tradizione siciliana, è traducibile con un non ne parliamo più. Un sostanziale quadro, insomma, di ritrovata unità e serenità? Più o meno. In realtà incombe lo spauracchio delle elezioni e, come anticipato da MeridioNews già nei giorni scorsi, si contano già i numeri. La caccia agli elettori è aperta.


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