Verdi, l’unità d’Italia e i cantori della mafia

di Gianfranco Scavuzzo

Le opere di Giuseppe Verdi, con i loro messaggi inneggianti all’unità nazionale, al senso di comunità e alla solidarietà di un popolo, hanno dato un contributo determinante alla formazione popolare del sentimento nazionale: si può dire che Verdi, ancor prima che Garibaldi e molto più di Manzoni, abbia unito l’Italia.

A duecento anni dalla sua nascita, addolora e sconcerta, vedere che la musica – se così si possono definire gli orrori uditivi che imperversano in alcune feste rionali, brani quali “O Killer” – così volgarmente usata a pretesto, da pseudo-artisti cosiddetti “neomelodici”, per veicolare e diffondere messaggi eversivi, di esaltazione della criminalità, della mafia e contro la legalità, trovano terreno fertile in migliaia di “ragazzi fuori” che questo Stato e questa società, piuttosto che aiutare a emanciparsi, emargina, accettando l’intollerabile leva della criminalità organizzata.

Eravamo il Paese del Belcanto. Ci siamo ridotti a palude di malavitosi col microfono in mano e la rivoltella in tasca.


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