Una poesia di Simone

Simone – ma era Orfeo il suo pseudonimo abituale – non c’è più. Negli ultimi giorni diversi forum – da quello di Storia della musica al nuovo forum di Astratti furori – si sono riempiti di messaggi per ricordarlo. “Chi era? Chi lo conosceva?”: dietro ogni nickname c’è una ragazza o un ragazzo che si sforza di raccogliere il proprio frammento di amicizia e di rimpianto.

Simone Cavarra – ha scritto “ruy_diaz” – era un collega del corso di Studi Comparatistici qui a Ragusa. L’ho conosciuto alle lezioni di Letteratura Americana ed ai corsi di lingua spagnola. Simone si è tolto la vita con lucida determinazione la sera di venerdì scorso e nessuno si sarebbe mai aspettato un gesto del genere. Era un ragazzo apparentemente tranquillo, anche se a volte sembrava particolarmente assorto nei suoi pensieri.

Quello che mi colpì subito di lui era il suo sorriso… un sorriso appena accennato, con un velo di tristezza e, quando parlavamo del nostro comune interesse per la musica, riusciva anche a manifestare una certa ironia parlando delle sue performances di d.j.
Posso dire che si sentiva parte del gruppo e lo dimostrava partecipando alle attività didattiche e non solo. Era presente alla “Sera con Bukowski” e alla conferenza della Prof. Constance Schulz dello scorso 18 aprile. In entrambe le occasioni si unì a noi tutti nel dopo-serata e sembrava si divertisse molto, anzi era uno di quelli che teneva viva la serata da giovane artista quale era.

Mostrava molto interesse per il jazz e mi chiedeva di parlargli dei miei musicisti preferiti. Alle lezioni ed in ogni altra occasione poneva domande e manifestava sempre grande curiosità.
Purtroppo non ho avuto molto tempo per conoscerlo meglio, ma mi piaceva vederlo e lo avevo anche invitato ad assistere all’incontro conclusivo del Laboratorio sulla “Ballata …” di sabato scorso.
Simone è passato veloce nella mia vita, ma continuerò a ricordarlo con quell’aria semplice che mi era già diventata familiare. I suoi sogni non si realizzeranno mai perchè lui ha scelto così. La sua sofferenza è stata più forte della voglia di realizzarli.

“Kaspar Hauser” gli dedica un testo molto dolente su “Astratti furori”. Andate a leggerlo:
http://www.astrattifurori.it/news.asp?id=372.

Il modo più semplice di ricordare Simone c’è parso quello di pubblicare anche qui una sua poesia, inviata da JoeSerpe su “Astratti furori”:

“La mia amicizia con Simone – ha scritto Joe – fu breve ma sincera. Non ho rimpianti di alcun tipo per mia fortuna. Apprezzavo l’amore viscerale con cui studiava le materie e con cui mi parlava dei tanti libri che divorava. E quasi lo costrinsi ad entrare in “Letteratura e dintorni”, era troppo appassionato alla lettura per non essere uno dei nostri. (…) Ma c’era anche una utente che chiedeva “Vi siete mai sentiti calpestati, offesi, molestati ?”. Lo colpì quella domanda dato che prese il suo personale e inseparabile taccuino di poesie e ne trascrisse una:

“le lucciole ad un coro
sotto un cielo elettrico
verso un frontone
di una chiesa
forse.
gente di oggi di ieri
l’incanto di una vetrina
si spegne,
vecchio il giorno
stanco il mio sguardo:
ultimo riflesso
di un inganno che tarda a tacere.
E la risposta a questo sempre uguale andirivieni,
interrotta
da una tribolata macinatrice di cemento.
echi lontani
come spari:
un martello pneumatico,
sottofondo inesausto
di questo drammatico scenario,
di un palcoscenico
scosceso.
Più sù è la risposta
ma la sospesa elettricità
del cielo
le lucciole che si diradano…
il silenzio adesso
sui miei passi piani
e lenti,
quasi a scandire
quei momenti
in cui il ricordo di cosa ci dicesse
uomini.”
(…)


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