Un Palermo in agonia dà segnali di vita E se avesse giocato così anche prima?

Un tifoso può essere arrabbiato per una vittoria della propria squadra del cuore? Sembra paradossale ma la risposta è affermativa osservando il caso del Palermo. Il successo contro la Fiorentina, un’affermazione (la quarta in campionato e la seconda tra le mura amiche) che tiene i rosanero ancora appesi ad un filo di speranza, fa «rabbia» perché alimenta un grande rammarico per ciò che poteva essere e non è stato. E se il Palermo avesse giocato anche altre volte come ha fatto ieri contro i viola, ad esempio nelle gare interne contro Cagliari e Bologna? È chiaro che con i se e con i ma non si fa la storia ma, pur non avendo la controprova, possiamo sbilanciarci sostenendo che la squadra avrebbe avuto tutte le carte in regola per ambire alla salvezza. Potremmo anche dire: «non solo avrebbe avuto ma avrebbe ancora le carte in regola per giocarsela» dato che la matematica lascia aperto qualche piccolissimo spiraglio ma, pur consapevoli che il calcio a volte disegna traiettorie imprevedibili, riteniamo sia giusto non farsi alcuna illusione e guardare in faccia la realtà: con 10 punti di distacco dall’Empoli quartultimo (e 11 dal quintultimo posto occupato da un Genoa potenzialmente a rischio) a quattro giornate dal termine, conquistare la salvezza sarebbe un vero e proprio miracolo. Un’impresa estremamente complicata.

Al di là delle prospettive di classifica, tuttavia, il Palermo ieri ha vinto due volte: sul campo (2-0) e anche moralmente in virtù delle risposte che ha fornito dopo l’umiliazione subita la scorsa settimana nel match dell’Olimpico contro la Lazio. Una sconfitta per 6-2 fa scattare inevitabilmente qualcosa nella testa e i giocatori hanno reagito nel modo giusto disputando una partita convincente soprattutto sul piano del carattere e della personalità. I rosa dovevano salvare almeno la faccia? Da questo punto di vista, la missione è stata compiuta. Il giorno delle prime volte (primo gol dell’ex di turno Diamanti con la maglia del Palermo, prima rete di Aleesami in serie A, prima affermazione con Bortoluzzi in panchina e nell’era Baccaglini) è l’effetto di un cocktail vincente composto da diversi ingredienti: concentrazione in fase difensiva, applicazione in tutte le zone del campo, equilibrio. Tratti di un profilo a cui il popolo rosanero non era più abituato. Mai come ieri, però, va evidenziata la sottile linea tra i meriti di una squadra e i demeriti dell’altra. La prestazione positiva dei rosanero è innegabile ma il successo del Palermo (evento che non si verificava dallo scorso 5 febbraio) è legato a doppio filo alla prova imbarazzante degli ospiti. Che se avessero giocato con l’intensità mostrata sabato scoro in occasione della pirotecnica vittoria interna contro l’Inter avrebbero certamente avuto vita facile contro un avversario dignitoso ma tecnicamente molto più debole.

La vera sorpresa è stata la giornata no della formazione di Paulo Sousa, quasi sempre con il pallino del gioco in mano ma sterile in attacco e incapace di dare impulso ad una manovra lenta e prevedibile: due tiri verso lo specchio della porta (entrambi neutralizzati da Fulignati, miracoloso nel primo tempo a tu per tu con Babacar) e poi il nulla. Sorprende il fatto che i viola non siano scesi in campo con il coltello tra i denti e non abbiano cercato con tutte le loro forze una vittoria fondamentale in ottica qualificazione in Europa League. La compagine gigliata, forse condizionata inconsciamente dal fatto che il ciclo dell’allenatore portoghese con ogni probabilità è giunto al capolinea, ha deluso e ha dato l’impressione di non essere sintonizzata sulle stesse frequenze del tecnico. Una squadra che ha fame e che sente profumo d’Europa non gioca come ha fatto ieri la Fiorentina, costantemente sotto ritmo al cospetto di un Palermo sempre sul pezzo (con Fulignati imbattuto nelle ultime due gare in cui è stato chiamato in causa) e ancora vivo nonostante le criticità ribadite dalla classifica.


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