La truffa del finto incidente pagata coi gioielli da 70mila euro: dal call center a Napoli ai basisti a Palermo

«Buongiorno signora, sono l’appuntato Iovine della caserma dei carabinieri di Palermo. La chiamo per l’incidente stradale avvenuto stamattina da suo figlio. Ha investito due pedoni, è trattenuto in caserma, ho dato il suo numero all’avvocato». Uno shock superabile con qualche decina di migliaia di euro. Un copione fisso, ripetuto a un numero di anziani – ma non sempre – selezionati tra circa 500 chiamate al giorno, dai telefonisti al lavoro a Napoli. Era questa la base della truffa del finto incidente messa in piedi da una ventina di persone in diverse città d’Italia, con almeno tre basisti a Palermo. Due trasfertisti – incaricati di andare a casa degli anziani – e un ricettatore, impegnato a portare gioielli e altri beni a Napoli, per trasformarli in denaro da dividere con i colleghi.

Il sistema delle finte telefonate di carabinieri e polizia

Tutto partiva da un call center in un appartamento di Napoli. Dove almeno tre o quattro telefonisti erano impegnati a chiamare a caso i numeri fissi di una specifica città, recuperati da un vecchio elenco telefonico. Circa 500 numeri al giorno, ogni giorno, a meno che i trasfertisti non fossero impegnati altrove. Il primo obiettivo era scremare quante utenze appartenessero ad anziani. Una volta individuate, le vittime venivano richiamate con un copione sempre uguale: l’avvertenza, da parte di un finto carabiniere o poliziotto, di un falso incidente commesso dal figlio. E la necessità di pagare per evitarne l’arresto. Telefonate che potevano durare anche un’ora, per evitare che le vittime chiamassero un parente. Mentre un altro addetto del call center di Napoli si occupava di distrarre un coniuge o il figlio: in un caso, fingendosi un’impiegata delle Poste e fissando un appuntamento urgente col marito di una 80enne palermitana.

Gli uomini della banda a Palermo

Quando la vittima abboccava, i suoi dati e l’indirizzo venivano inviati al trasfertista della città, incaricato di recarsi a casa e prelevare soldi, orologi e gioielli. Nel caso di Palermo, era soprattutto il 27enne Mirco Marchese. «Un vero e proprio irriducibile – secondo gli inquirenti -, arrestato in flagranza di reato in due occasioni in appena due mesi». Per evitare l’ennesimo arresto, Marchese avrebbe anche provato ad ampliare la squadra in Sicilia, reclutando altri giovani. Il tutto sotto le direttive degli organizzatori napoletani della truffa, che pianificavano chi sarebbe andato dove, con che mezzo – auto o treno -, se da soli e in coppia. E persino i successivi dettagli, come la via di fuga da percorrere. Per precauzione, gli uomini sul posto «dovevano sentirsi attraverso videochiamate e, ogni tre o quattro giorni, cambiare utenze e telefoni». In qualche caso, a gennaio del 2025, al posto di Marchese avrebbe operato il 32enne Giovanni Stefano Morgavi.

Il collegamento tra Palermo e Napoli

Completato il compito dei trasfertisti, a occuparsi di trasportare i proventi della truffa del finto incidente da Palermo a Napoli, per essere rivenduti, era Vittorio Cozzolino. Un 32enne nato in Campania ma residente nel capoluogo siciliano. Che rientrava in Sicilia con i soldi da dividere agli uomini sul territorio. Un gruppo affiatato: «Saremo leggenda», scriveva Cozzolino a Marchese per accompagnare un suo selfie da Napoli, inviato sul cellulare del collega. Tutti impegnati in un lavoro che comprendeva la tutela legale e una sorta di cassa integrazione: «Non ce la faccio più, hanno arrestato di nuovo a quello – dice l’organizzatore riferendosi a Marchese -. È uno stupido, pure gli ho messo l’avvocato e ora gli ho mandato 300 euro».

Le truffe agli anziani di Palermo

Sono più di dieci le truffe ricostruite a Palermo in appena tre mesi, tra la fine di ottobre 2024 e gennaio 2025. Stesso copione, minime modifiche. A volte a essere stata investita dal figlio della vittima era una coppia, in quel momento in fin di vita. Altre una donna incinta, che rischiava di perdere il bambino. In un caso, persino una donna incinta con un’altra bambina al seguito. In ogni caso, per evitare l’arresto immediato del figlio, le vittime – tra i 64 e i 90 anni – avrebbero dovuto pagare decine di migliaia di euro. Anche in più occasioni: come accaduto a un signore di Palermo, che ha consegnato ai truffatori un totale di 22.500 euro in contanti. In caso di assenza di liquidità, però, «il giudice diceva di fare un pegno a fondo di garanzia di oggetti in oro», spiegavano i telefonisti. Ottenendo così la consegna di gioielli dal valore di 60-70mila euro.


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