Cocaina pagata con soldi falsi e fogli di giornale: la truffa del clan Nizza ai fornitori calabresi

Una consegna di cocaina, tre chili in tutto, pagata con soldi falsi e persino fogli di giornale. È uno degli episodi più singolari emersi dall’inchiesta delle scorse settimane che ha assestato un duro colpo al clan Nizza, storicamente legato alla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano di Catania. Una vicenda che mescola narcotraffico, tradimenti e minacce di morte, con protagonisti esponenti della cosca catanese e fornitori calabresi pronti a vendicarsi. Secondo gli atti, a fare da ponte tra i Nizza e i grossisti della ’ndrangheta sarebbero stati i fratelli Antonio e Michael Sanfilippo, oggi collaboratori di giustizia. «Dopo essere transitato con i Nizza – racconta Antonio Sanfilippo – poiché non avevo grosse disponibilità di denaro, ho fatto conoscere i calabresi a Sam Privitera per fargli acquistare della cocaina».

Secondo i suoi racconti, al faccia a faccia per chiudere l’affare partecipano, oltre a Privitera, Enzo Timonieri il 26enne trovato morto in avanzato stato di decomposizione il 5 giugno 2021 a Vaccarizzo, nella periferia sud di Catania – e altri affiliati catanesi. L’accordo, ricorda Sanfilippo, prevedeva «la cessione di tre chilogrammi di cocaina per 105mila euro», ma il pagamento avviene con banconote false. Il particolare più eclatante lo fornisce, però, un altro collaboratore, Salvatore Scavone, ex reggente del gruppo Nizza: «A questi calabresi venne consegnato uno scatolo contenente soldi falsi e fogli di giornale». Un incontro tra i protagonisti della truffa viene intercettato nell’ottobre 2020.

La reazione dei fornitori non si fa attendere: «Il calabrese – prosegue Sanfilippo – cercava “quello con la barba”, cioè Timonieri, dicendo che voleva darlo in pasto ai porci, credo per via del suo atteggiamento spavaldo». Sarebbe stato proprio Timonieri, almeno secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, a consegnare la borsa con le banconote false. Secondo la ricostruzione investigativa, Sam Privitera avrebbe poi sfruttato questa vicenda anche per sviare i sospetti a suo carico proprio sull’omicidio di Timonieri, facendo credere che la sparizione del giovane fosse un regolamento di conti dei narcotrafficanti calabresi.

Dietro l’omicidio, avvenuto all’interno di una macchina, mentre Timonieri e i fratelli Sanfilippo si spostavano verso il ponte Primosole, con la scusa di recuperare delle armi, ci sarebbero state invece questioni legate al controllo di una fornitura di droga e un regolamento di conti interno allo stesso clan d’appartenenza. La vittima, come ha ricostruito allora la procura, sarebbe stata vicina proprio al gruppo di Nizza. Nel suo passato, precedenti per reati in materia di stupefacenti e la partecipazione a una rivolta in carcere, dopo avere ricevuto il diniego alla partecipazione del funerale del bisnonno.


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