Trivelle nel Canale di Sicilia, cresce la protesta Orlando:«Governo e Ars facciano sentire la loro voce»

«Il Governo e l’Assemblea regionale non possono continuare a tacere, non parlare e non vedere di fronte alla vastissima mobilitazione contro le trivellazioni e contro il decreto Sblocca Italia». Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo e Presidente dell’Anci Sicilia (l’Associazione nazionale dei Comuni) torna a strigliare le istituzioni siciliane affinché facciano sentire la loro voce contro l’articolo 38 del provvedimento del Governo Renzi, approvato dalla Camera e dal Senato (qui vi abbiamo fornito tutti i nomi dei deputati siciliani che hanno detto sì e di quei pochi che hanno detto no) che  promuove una deregulation selvaggia delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi in Basilicata, nei mari Adriatico, Ionio, Alto Tirreno e nel Canale di Sicilia

In particolare in Sicilia è in corso un vero e proprio assalto al mare da parte delle compagnie petrolifere. Come hanno ricordato le associazione ambientaliste «sono 12.908 i chilometri quadrati interessati dai cinque permessi di ricerca già rilasciati e da altre 15 richieste di concessione, ricerca e prospezione avanzate. Questo, nonostante, già oggi nel Canale di Sicilia vengano estratte (dato a fine 2013) 301.471 tonnellate, il 41% del totale nazionale del petrolio estratto in mare». 

La mobilitazione contro le trivellazioni selvagge sta, però, crescendo di giorno in giorno. E parte proprio dai territori coinvolti, oltre che dalle associazioni ambientaliste. Motivo per cui l’Associazione dei Comuni se ne sta facendo carico:

«L’Anci Sicilia – dichiara Orlando- confida nella sensibilità della IV Commissione Ars per sollecitare il Governo regionale e bloccare questo ennesimo atto di vandalismo a danno della Sicilia e del suo sviluppo sostenibile. Dopo essere stata capofila nel ricorso al TAR (depositato nel mese di settembre) e aver patrocinato la manifestazione svoltasi lo scorso ottobre sulla nave di Greenpeace a Licata, l’AnciSicilia ritiene importante continuare a rivestire un ruolo di rilievo in questa vicenda, in piena sintonia con i comuni interessati, ovvero Gela, Butera, Licata, Agrigento, Palma di Montechiaro, Acate, Vittoria, Ragusa, Santa Croce Camerina, Scicli». 

Ma anche Pantelleria e le isole Egadi, minacciate dalle ricerche petrolifere, non hanno mancato di fare sentire la loro voce. La Giunta e il Consiglio comunale panteschi si sono ufficialmente espressi contro chiedondo al Governatore Crocetta di impugnare l’articolo del decreto di fronte alla Corte Costituzionale: «I rischi delle trivellazioni – dice il Presidente del Consiglio comunale, Sandro Casano, – rappresentano un danno al nostro sviluppo basato sul turismo e sulla bellezza dei luoghi».

E l’amministrazione comunale delle isole Egadi non è da meno: «L’approvazione dell’articolo 38 sembrerebbe decretare la fine della vocazione naturale, turistica e culturale della Sicilia. Siamo in prima linea a difesa del patrimonio della riserva marina più grande d’Europa». 


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