Tre cose tre, da sapere sull’amor misero

Ci sono almeno tre cose da sapere quando ci si innamora.
La prima: è possibile che la luce dei nostri occhi tra qualche tempo brilli di meno.
La seconda: è possibile che saremo noi a brillare di meno di fronte agli occhi della nostra luce.
La terza: è possibile che, molto più banalmente, spenta una luce se ne accenda un’altra. Poi ancora un’altra. E non necessariamente con una persona diversa.
 
Gli umani sanno amare, su questo non c’è da aver dubbi.  Rimane da chiarire perché l’amore finisca o perché si trasformi in qualcos’altro col trascorrere del tempo. Di risposte al quesito ne circolano in giro un centinaio di versioni, inutile cercare quella giusta.
Ecco perché conviene tenere presente le “tre regole della possibilità”.
Ecco perché il vero punto non è capire cos’è l’amore, indagarne l’essenza, esplorarne gioie e dolori – tutte cose importanti, ma non fondamentali per salvarsi dalla catastrofe amatoria– , ma essere in grado di aspettarsi tutto, proprio tutto, da se stessi e dall’altro che si ama.
 
Parla piano, se parli d’amore, non a caso scriveva Shakespeare. Altrimenti ti ritrovi a parlare di tragedie.
 
Romeo e Giulietta, a dire il vero, furono fortunati. Tirarono le cuoia prima di scoprirsi pantofolai e queruli, o traditori e mentitori, oppure piuttosto innamorati  nel tempo, ma col fuoco della passione lasciato a spegnersi in qualche fredda cantina dell’anima.

La ricetta dell’amore solido forse esiste: basta comprenderne a fondo l’imperfezione, a volte la miseria, altre la misteriosa follia. Se Otello l’avesse capito in tempo, non avrebbe mai dato credito ad un qualunque alfiere, né visto in un  banale fazzoletto bianco una prova d’infedeltà. E non avrebbe scambiato il letto nuziale per un mattatoio.
Forse Cleopatra era sulla buona strada, ma fece la fine di tutti gli altri, tirandosi nella fossa anche le sue incolpevoli ancelle. Sapete perchè tutto questo spargimento di sangue? Nessuno aveva detto loro delle tre regole. Sono certa che William le conosceva bene. Ma si sa come sono gli scrittori…


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