Trapani, confiscato il patrimonio degli imprenditori Morici Vicini a Messina Denaro, valore dei beni 21 milioni di euro

Per un decennio, a partire dai primi anni 2000, moltissimi appalti a Trapani sarebbero stati condizionati e indirizzati da Cosa Nostra e dal suo rappresentante provinciale Matteo Messina Denaro. Grazie a un gruppo di imprenditori collusi di cui facevano parte anche Francesco Morici, morto un anno fa, e il figlio Vincenzo Morici. A loro carico è scattata la confisca di un patrimonio da 21 milioni di euro, che conferma in parte il sequestro imposto nel 2013. Sigilli a 52 appartamenti, 9 villini, 11 magazzini; 8 terreni e 19 garage, auto, conti correnti e società. I Morici, che hanno operato nel settore edile, sono ritenuti imprenditori collusi con Cosa Nostra trapanese.

Contestualmente il Tribunale ha rigettato la proposta di applicare una misura di prevenzione personale a Vincenzo Morici, perché il giudice ha ritenuto che la contestata pericolosità sociale del soggetto non fosse più attuale. La richiesta era stata avanzata anche nei confronti di Francesco Morici, ma è venuta meno dopo la morte dell’imprenditore.

La confisca arriva a conclusione di analisi condotte dalla Divisione Anticrimine su pregresse acquisizioni degli organi di polizia giudiziaria e all’esito di indagini societarie e patrimoniali. In particolare i vertici di Cosa Nostra trapanese avrebbe gestito, tramite i Morici e altri imprenditori contigui, i meccanismi di controllo illecito sull’aggiudicazione dei lavori pubblici e l’esecuzione degli stessi lavori, prevedendo che l’impresa aggiudicataria versasse una percentuale ai funzionari pubblici corrotti ed alla famiglia mafiosa di Trapani. Tra gli appalti finiti nell’orbita del gruppo pure quelli relativi alla preregata della Coppa America Louis Vuitton act 8 e 9, grazie anche ai rapporti con la politica. 


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