Tra vecchio e nuovo. L’opinione di una ex-studentessa di lingue

La struttura universitaria è radicalmente cambiata nel giro di pochi anni trasformando l’iter didattico in maniera piuttosto visibile, e da un punto di vista strutturale e sotto l’aspetto propriamente formativo.

Ai vecchi corsi quadriennali, con piano di studi prestabilito e anche piuttosto rigido, indirizzo scelto sin dal primo anno tra i due tradizionali (filologico-letterario e storico-culturale) si sono sostituiti i nuovi corsi di laurea basati sulla formula 3+2.
Una laurea di primo livello, articolata su tre annualità, comprende in questo modo un numero maggiore di esami per sessione, con conseguente impoverimento dei programmi o maggiore carico sugli studenti.
La seguente laurea specialistica, specifica e professionalizzante almeno negli auspici, e su cui regna ancora la più tetra oscurità, si baserà su una preparazione diventata un po’ troppo enciclopedica.

Il meccanismo dei crediti ha in certi casi generato una desolante caccia ai punti, di cui certo la qualità dell’apprendimento soffre. Le attività collaterali sono diventate in taluni casi àncore di salvezza dal fuori corso intermedio, che nel vecchio ordinamento di fatto non esisteva.
Lo studio e i ritmi si sono fatti più svelti, più frenetici.
Il vantaggio del nuovo ordinamento deriva dalle molteplici opportunità didattiche di cui lo studente di nuovo ordinamento può usufruire (laboratori, seminari, workshops, stage in aziende), ma lo svantaggio è un impoverimento delle attività didattiche tradizionali, che spesso propongono un programma ridotto rispetto a quelli presenti nel vecchio ordinamento.

Se dunque l’arricchimento delle opportunità formative comporta una maggiore partecipazione alle attività didattiche e un ampio spettro di esperienze per lo studente, dall’altro lato si corre il rischio di ridurre sensibilmente il livello di approfondimento di una disciplina, in favore di una dubbia, generica multi-disciplinarietà.
Si è passati dall’eccessiva rigidità del vecchio ordinamento, povero di iniziative formative al di fuori dei tradizionali metodi, all’eccessiva libertà ed elasticità del nuovo, ricco di opportunità sì, ma sacrificando qualcosa.


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