Tra Musumeci e Salvini non c’è solo un semplice flirt Intesa totale: da flat tax ai migranti, con vista Europee

Come se non bastasse la convergenza sulle misure economiche (dalla flat tax alla pace fiscale) e quella sulle necessità per cui la Sicilia ha bisogno di Roma (dai negoziati sul bilancio al potenziamento dei vigili del fuoco), tra Matteo Salvini e Nello Musumeci adesso c’è anche l’intesa sul tema più scottante del momento: i migranti e il blocco dei porti alle ong. «Sul piano politico è una mossa azzeccata, finalmente abbiamo capito quanto è ipocrita questa Europa». Il governatore rompe il silenzio e si schiera con il ministro dell’Interno, sotto attacco da più fronti per la sue decisioni. La sua uscita non è sfuggita al Partito democratico che non esita a parlare di «arruolamento di Musumeci nei salviniani». Un altro tassello, e bello grosso pure, nel puzzle che vede il presidente della Regione promotore di un patto politico con la Lega di Salvini, che oggi è già evidente sui temi e che nel futuro prossimo, leggasi elezioni Europee del prossimo anno, lo potrà diventare anche in un progetto politico comune. 

Nelle settimane scorse Musumeci ha incontrato più volte a Palermo il commissario della Lega in Sicilia, Stefano Candiani. Dialoghi preliminari che sono culminati nel pranzo di Pozzallo, nella prima uscita di Salvini da ministro dell’Interno. A quel tavolo l’intesa sarebbe stata suggellata con quello che Mario Barresi su La Sicilia ha definito «il patto del tonno». «I due – spiegano fonti vicine ai protagonisti – sono d’accordo su tutto: l’importanza della pace fiscale per le piccole imprese siciliane, e quella della flat tax per liberare capitali che verrebbero reinvestiti anche sull’Isola». E adesso anche sulla chiusura dei porti siciliani alle ong. 

Il matrimonio, d’altronde, potrebbe giovare a entrambi. Il governatore, per conto suo, ha avuto modo in questi mesi di valutare se abbia puntato sull’alleato giusto, quei Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che in Sicilia non sembrano suscitare un grande fascino sugli elettori. E poi c’è il primo inquilino del Viminale. Che evidentemente non ha vissuto una stagione serena guardando al suo partito in Sicilia. Certo, lui ha fatto il possibile, facendo sparire la parola Nord dal simbolo della Lega, si è presentato agli elettori col progetto civico Noi con Salvini, per poi riportare in auge il Carroccio. Ma il Sud ancora non lo premia. Non tanto fino alla punta dello Stivale, dove la Lega raggiunge o si avvicina allo sbarramento, quanto nell’Isola stessa. 

Salvini dapprima ha tentato la via del rinnovamento della classe dirigente, rappresentata in Sicilia da Angelo Attaguile, affiancandogli il più giovane co-coordinatore regionale Alessandro Pagano. Ma nonostante la sua lista sia riuscita per la prima volta ad eleggere un parlamentare all’Assemblea Siciliana, Tony Rizzotto, lo scandalo giudiziario dei fratelli Caputo ha lasciato troppe macerie. Non soltanto nel suo elettorato, quanto piuttosto all’interno del partito, con una frattura insanabile tra le nuove leve e i coordinatori Pagano e Attaguile. 

Così ecco l’invio di un commissario, il senatore Candiani, chiamato a lavare in casa proverbiali panni sporchi, ma anche a valutare i tanti profili politici che negli ultimi mesi hanno corteggiato il Carroccio, in vista della sempre più probabile costituzione del governo a trazione gialloverde. Ma nonostante le buone intenzioni di Candiani, alla prova delle amministrative la Lega ha raggiunto nuovamente risultati imbarazzanti. Con l’aggravante della nomina di Candiani a sottosegretario. «In questo momento – ammettono dalla Lega in salsa sicula – non sappiamo nemmeno se sarà inviato un nuovo coordinatore».

Insomma, data la situazione politica, e con le Europee dietro l’angolo, un matrimonio farebbe comodo tanto a Musumeci, quanto a Salvini. E se la Lega porta in dote il respiro nazionale (elemento che Diventerà Bellissima non ha) che garantisce il raggiungimento della soglia al 4 per cento per eleggere parlamentari europei, il movimento di Musumeci mette invece sul piatto quel 6 per cento di elettori ormai fedeli al primo inquilino di Palazzo d’Orleans. Per far scattare un seggio nel collegio Sicilia-Sardegna, infatti, è indispensabile raggiungere gli 8 punti percentuali nelle due Isole. Numeri inarrivabili per la sola Lega, ma fattibili in tantem con Diventerà Bellissima. Musumeci potrebbe puntare ancora una volta su Raffaele Stancanelli. Ma non è escluso un ragionamento su un altro suo fedelissimo, Ruggero Razza. Che siede in giunta con lui, ma non ricopre una carica elettiva. L’elezione di Razza, inoltre, libererebbe il posto in giunta, verosimilmente per il capogruppo Alessandro Aricò, che oltre a far diventare bellissima la sua terra, non ha mai fatto mistero di voler diventare assessore. Il tutto senza muovere i delicati equilibri della maggioranza nell’esecutivo.

Il piano, infatti, ha anche sottratto Musumeci dal pressing che inizialmente i siciliani della Lega avevano avanzato per ottenere un assessorato nella giunta regionale. «Non voglio poltrone», avrebbe sottolineato Salvini al tavolo del ristorante di Pozzallo. Non passa al momento da questo un matrimonio che punta invece a durare. E che ne ricorda un altro sull’asse Palermo-Roma: quello tra il Movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo e Silvio Berlusconi, grazie al quale gli autonomisti trovarono più volte spazio nelle file del Pdl. Corsi e ricorsi di un’epoca fa.


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