Testa nel pallone

Perché il calcio suscita tanta passione, perché abbiamo “la testa nel pallone”? Il calcio è sport di squadra e richiede non solo capacità individuali ma anche una grande attenzione ad una visione di insieme. E’ gioco di contatto, di scontro con l’avversario (a differenza, ad esempio, dalla pallavolo, dove l’avversario è al di là della rete). Inoltre il calcio è da sempre caratterizzato da una sua peculiarità: a volte può accadere che in una partita non vinca il migliore, tanto è il peso che giocano il caso e la fortuna (mentre in altri sport questo non può avvenire). Come si dice spesso, “la palla è rotonda”!

 

Tutto questo può risultare uno stimolo per la vita. Giocare o vedere giocare la propria squadra, da tifosi, può essere stimolo alla capacità di decidere, di saper costruire qualcosa insieme ad altri, di voler concretizzare (parola che si usa per indicare il passaggio da una superiorità di gioco alla realizzazione del goal), di saper lottare contro ciò che ci è avverso.
Il rovescio della medaglia appare proprio nella capacità che ha oggi il calcio di allontanare dalla vita. Il tifo può darti l’apparenza di appartenere ad un popolo, ad una comunità (“Chi sono?” “Sono romanista, sono laziale, sono juventino”), può essere l’argomento ossessivamente ripetuto, non solo al bar, dal barbiere o al mercato, o in ogni incontro fra amici, che attrae a sé ogni interesse e che spegne la potenzialità di parlare d’altro. Come non ricordare quella canzone, che è divenuta come un inno, che attribuisce alla squadra ciò che è proprio del senso della vita: “Che me fa’ campa’ sta vita così piena de problemi, che me da coraggio se tu non mi vuoi bene, che ce fa sentire amici anche se non ci conosciamo”. Anche la cosiddetta “scaramanzia” non vive forse dell’illusione di rendersi protagonisti di un evento in cui in realtà non si conta niente, allontanando dagli spazi tipici della creatività e libertà? Prima di ogni partita ci diciamo reciprocamente: “Vedo la partita da te, perché questo porta fortuna”, “ metto quella maglietta perché quando le ho si vince sempre”, ecc. ecc., come a dire: “Non sono solo gli undici in campo che giocano e segnano, ma il risultato dipende da me, da quello che anch’io faccio”, come a dire: “Anche io ho il merito di quel goal, proprio io l’ho fatto” – ed ognuno ritiene e afferma che è stato il suo gesto scaramantico quello decisivo, in mezzo ad altri due milioni che dicono la stessa cosa!

 

Il calcio ci piace tanto perché coinvolge tante tipologie di “sportivi”, non solo i calciatori professionisti o i tifosi scaramantici del “domenica-pomeriggio-tutti-a-casa-che-c’è-la-partita”.

E’ da considerare, ad esempio, anche chi pratica lo sport del calcio in modo dilettantistico. Spesso qui troviamo le cose più belle del calcio, la dimensione sportiva vissuta e giocata con serietà e passione in mezzo ai tanti impegni che la vita comporta, senza fini esterni, economici o di altro tipo.

C’è poi il punto di vista delle persone per le quali il calcio è un business, è il modo di guadagnare o perdere soldi, con lo scopo di sfruttare il fenomeno del calcio perché renda sempre di più, di interessare sempre più persone ad esso, perché questo genera un maggior ritorno economico, perché così aumentano i possibili clienti, ai quali vendere questo prodotto.

 

Il fatto di vedere questo sport da angolazioni diverse crea poi quelle che sono le incomprensioni che possono essere le arrabbiature dei tifosi, possono essere le contestazioni, possono essere le delusioni amare per un risultato negativo della propria squadra, può essere la partenza di un idolo della propria squadra verso altre destinazioni. E tutto questo insieme fa sì che molti genitori abbiano delle aspettative troppo forti sui loro figli e vedano nel loro figlio la realizzazione solo se diventa giocatore di calcio. Quindi ci sono genitori che addirittura sperano nel figlio maschio per farlo giocare a calcio, prima ancora della nascita.

Ognuno ha la sua strada, non tutti devono mirare all’ obiettivo di diventare grandi calciatori, che illude e attira facilmente grazie all’immagine “patinata” del mondo del calcio continuamente riproposta da tutte le parti.

 

Ma, come dice una famosa pubblicità “Gli hai dato il cuore, si è preso pure il ginocchio”.

Perché al calcio perdoniamo anche questo. Perché è il nostro “intoccabile”sport nazionale e, forse proprio per il “mondo incantato” che ha intorno a sé, ci piace!

 

LORIANA DI MARTINO


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