Teatro Massimo, Noa come Rosa Balistreri L’artista israeliana: «Canto per la mia terra»

«Terra che non trattieni chi vuole partire e niente gli dai per farli tornare». È una dichiarazione d’amore e di dolore quella che la cantautrice licatese Rosa Balistreri ha scritto per la sua Sicilia. E che lo scorso 5 aprile la cantante israeliana Noa ha ripreso, cantando in dialetto, al teatro Massimo Bellini di Catania. Terra ca nun senti è il brano, inciso per Cetra folk nel 1973, che è stato al centro di un’esibizione emozionante, iniziata con una premessa: «Lo faccio con il cuore tremante – dice l’artista al pubblico – perché la Sicilia e la sua gente sono così importanti per me. Voi siete stati parte della mia vita per quasi 24 anni».

Era la prima volta che Noa si confrontava con questo brano che la «commuove il cuore profondamente». Soprattutto per i sentimenti descritti da Balistreri. «Posso facilmente immaginare questa canzone cantata dalla gente della mia terra. Sia ebrei che arabi», afferma Noa. «Il nostro suolo è intriso di lacrime e sangue, delle sofferenze delle generazioni. Una terra che abusa dei suoi figli e respinge il loro amore». Il riferimento è al conflitto israelo-palestinese, al quale si aggiunge un augurio: «Questa terra manterrà la sua promessa verso di noi solamente quando noi manterremo la nostra promessa verso di lei e le porteremo il dono della pace». Un invito che era già stato sottolineato nel corso di un incontro con gli studenti all’ex monastero dei Benedettini.


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