Teatro Garibaldi, l’occupazione va avanti

Da giorni sulle cancellate che aprono lo storico sipario del ‘Garibaldi’ è leggibile la scritta: “Teatro Garibaldi aperto”. Avvicinandosi si respira aria di occupazione. Una sessantina di artisti, lavoratori e lavoratrici dello spettacolo seguendo la scia del teatro Valle di Roma, ha deciso di occupare il luogo inaugurato sotto vesti di teatro nel lontano 1861 dallo stesso Garibaldi da cui prende il nome.

La storia che ruota attorno a questo luogo, negli ultimi anni, è rimasta in disparte, dietro le quinte come un bravo attore che aspetta il via del regista per entrare in scena. Ma l’attesa, questa volta, sarebbe stata troppo lunga, e forse anche inutile. Chiuso per lavori di riqualificazione nel 2007, inaugurato nel 2010, ad oggi questo luogo vede ancora catenacci sulle cancellate, abbandonato a se stesso.

“Uno spazio destinato alla cultura non può chiudere per ragione alcuna. La sua assegnazione e la sua vita devono essere garantiti nel rispetto del valore dell’arte. Per questo restituiamo oggi alla sua naturale funzione il teatro Garibaldi: l’ennesimo spazio negato alla nostra città”: sono queste le richieste degli artisti che, in questi giorni, hanno indetto l’occupazione.

Per molti, il loro percorso artistico è nato proprio qui, dal 1999 al 2007, quando nelle vesti di direttore vi era Matteo Bavera. Simone Mannino, attore e regista, oggi attivo presso l’atelier Nostra Signora è uno di loro: ” Per tanti anni ho lavorato insieme a Matteo Bavera in questo teatro, che mi ha visto nascere. Lo abbiamo tirato su dal nulla, e mi dispiace tanto vedere le condizioni nelle quali ad oggi è ridotto. Ritengo che questo spazio sia un simbolo per la nostra città, e per tutti quei luoghi ad oggi restaurati, ma mai resi realmente attivi, che la gente spesso non conosce”.

C’è anche la paura che tale modalità di protesta possa rimanere fine a se stessa, per come afferma lo stesso Bavera: “Credo che il pericolo di questa forma di protesta sia il fatto che vada in scena sono lo spettacolo dell’occupazione e si tralasci tutto il resto. Coloro che hanno condotto i lavori di restauro dichiarano che questo teatro è bellissimo. Io invece lo trovo semplicemente orrendo”.

Numerose, infatti, sono state negli ultimi tempi le critiche circa i criteri di restauro. Molti ritengono che il teatro sia stato snaturato, perdendo il fascino che ha attratto al suo interno artisti di fama internazionale come Wim Wenders, che ha girato proprio qui alcune scene del film ‘Palermo Shooting’. In questi giorni tante le presenze a favore del Garibaldi: dall’attore Claudio Giè a Salvo Piparo, da Dario Fo a Mario Venuti, da Daniele Silvestri a Giovanni Sollima, da Franca Rame a Wim Wenders e tanti altri. Ed oggi, nonostante il commissario straordinario del Comune di Palermo abbia dato l’ultimatum di sgombro per il 15 aprile, l’occupazione va ancora avanti.


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Da giorni sulle cancellate che aprono lo storico sipario del 'garibaldi' è leggibile la scritta: "teatro garibaldi aperto". Avvicinandosi si respira aria di occupazione. Una sessantina di artisti, lavoratori e lavoratrici dello spettacolo seguendo la scia del teatro valle di roma, ha deciso di occupare il luogo inaugurato sotto vesti di teatro nel lontano 1861 dallo stesso garibaldi da cui prende il nome.

Da giorni sulle cancellate che aprono lo storico sipario del 'garibaldi' è leggibile la scritta: "teatro garibaldi aperto". Avvicinandosi si respira aria di occupazione. Una sessantina di artisti, lavoratori e lavoratrici dello spettacolo seguendo la scia del teatro valle di roma, ha deciso di occupare il luogo inaugurato sotto vesti di teatro nel lontano 1861 dallo stesso garibaldi da cui prende il nome.

Da giorni sulle cancellate che aprono lo storico sipario del 'garibaldi' è leggibile la scritta: "teatro garibaldi aperto". Avvicinandosi si respira aria di occupazione. Una sessantina di artisti, lavoratori e lavoratrici dello spettacolo seguendo la scia del teatro valle di roma, ha deciso di occupare il luogo inaugurato sotto vesti di teatro nel lontano 1861 dallo stesso garibaldi da cui prende il nome.

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