Strada statale 284, una lunga scia di sangue «In dieci anni almeno 50 incidenti mortali»

La denominazione ufficiale della strada statale 284 è una specie di ironia della sorte che non fa ridere. Una strada assai poco occidentale che però si chiama Occidentale Etnea. E che continua a mietere vittime tra gli automobilisti che la percorrono quotidianamente. Al punto che i suoi margini sono un rosario di altarini votivi e mazzetti di fiori. Isolare i dati che riguardano il numero di incidenti non è semplice, anche per l’ampio numero di enti e istituzioni titolari della responsabilità di effettuare i rilievi: polizia di Stato, polstrada, carabinieri, vigili urbani e Anas, proprietaria del percorso che collega otto Comuni alle falde occidentali dell’Etna. 

I numeri si ottengono incrociando i dati complessivi dell’Anas (forniti dalla polstrada di Randazzo) in merito agli ultimi tre anni e mezzo, ovvero il periodo compreso tra gennaio 2014 e aprile 2017, e quelli parziali della stessa polizia stradale di Belpasso riguardanti il decennio 2006-2016. A fare un semplice calcolo matematico, si ottiene un numero di poco inferiore a 300 incidenti. Una cifra che gli addetti ai lavori dicono essere comunque una stima al ribasso. «Tra questi – spiega il comandante della stradale di Randazzo Santino Mangiò – almeno 50 hanno provocato una o più vittime». Rispetto al totale, circa un terzo sono incidenti autonomi, cioè episodi in cui il conducente perde il controllo dei veicolo senza interferenze esterne. I rimanenti sono invece collisioni o tamponamenti. La maggior parte di essi è concentrata nella porzione di strada compresa tra i chilometri 30 e 44: in altre parole, tra Adrano e Paternò. 

La 284 comincia appena fuori dall’abitato di Randazzo e si chiude a Paternò, dove si innesta sulla strada statale 121 Catanese. Attraversa anche Maletto, Bronte, Adrano, Biancavilla, Ragalna e Santa Maria di Licodia. Venne inserita nell’elenco delle strade statali da una legge del febbraio 1958, approvata poi con decreto ministeriale nel marzo dell’anno successivo. Sessant’anni in cui la sua funzione sul territorio è cambiata diametralmente. Sono aumentati gli scambi commerciali in ingresso e in uscita dai Comuni interessati, così come è cresciuta la mobilità pendolare per motivi di lavoro o di studio. L’Occidentale Etnea, tuttavia, non è cambiata granché. La carreggiata è rimasta unica per ogni direzione di marcia. Jersey in gomma, piuttosto usurati, separano i due sensi solo per pochi chilometri, all’altezza di Biancavilla. La strada è priva di corsie d’emergenza o di vie di fuga. In alcuni settori è costeggiata da muri di pietre. Le condizioni dell’asfalto, specie dopo Bronte, sono catastrofiche. Le stratificazioni di rattoppi, uno sopra l’altro, sono spesso più insidiose delle buche. E nel periodo invernale questo quadro già di per sé drammatico viene ulteriormente aggravato dal ghiaccio

Inoltre il transito di mezzi commerciali pesanti – come tir o camion – produce carovane di automobili costrette a procedere quasi a passo d’uomo. Il che invoglia gli automobilisti a sorpassare, spesso non un solo veicolo ma tre o quattro. Introducendosi nella corsia di marcia opposta. «Noi – sospira Mangiò – suggeriamo ai conducenti dei mezzi pesanti di rallentare e, quando è possibile, accostare per lasciar passare le auto incolonnate dietro». I segni degli incidenti stradali si notano anche sui guardrail. Alcuni sono letteralmente sfondati. Vengono delimitati da barriere in gomma, non fissate all’asfalto, che il più delle volte si presentano fuori posto. Un ulteriore fattore di rischio è rappresentato da alcuni svincoli di immissione o di uscita dal tracciato principale, la cui conformazione prevede discese ripide, strette e non illuminate o curve piuttosto impervie. Secondo polstrada, è il caso delle corsie che collegano ad Adrano, Roccazzello, Santa Maria di Licodia, Ragalna e Scalilli. Non è inoltre rara la presenza di animali vaganti sulla carreggiata. Per di più, ci sono piazzole di sosta invase dai rifiuti

D’altro canto, la riqualificazione della 284 è un processo costoso e di certo non breve. Nell’agosto 2012 è stato inaugurato il cosiddetto primo lotto, 3,8 chilometri dall’abitato di Bronte in direzione Adrano tra i chilometri 17 e 20, con tre nuove gallerie e due viadotti. L’opera è costata circa 25 milioni euro. Nel 2011 il Cipe ha finanziato con 54 milioni di euro l’ammodernamento del secondo lotto, che riguarda il tratto compreso tra i chilometri 25 e 30, dal territorio di Bronte fino all’ingresso di Adrano. Fondi poi sospesi, ma sbloccati nel 2016 dal contratto di programma Anas-Regione. L’appalto dovrebbe essere bandito nei prossimi mesi, ma sulla tempistica dettagliata né l’Anas né i sindaci dei Comuni coinvolti hanno informazioni precise. Frattanto la Occidentale Etnea è stata inserita proprio dall’Anas nel programma Bastabuche, che prevede tre bandi (due da 40 milioni e uno da 30) per rifare interi settori di asfalto anziché procedere con rattoppi isolati. Uno di questi interventi ha interessato di recente un tratto – non lunghissimo – appena fuori da Bronte, in contrada Difesa


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