Il paradosso di STMicroelectronics: dalle feste per gli investimenti ai tagli. Fiom: «Cosa diranno i ministri dopo le passerelle?»

«Come Fiom la nostra posizione è chiara: ci sono moltissimi dubbi e preoccupazione su questa questione dei tagli che St ha dichiarato di volere fare, ma senza dire quando, come e dove». C’è ancora molta confusione, in effetti, sul doppio salto carpiato con cui i vertici di STMicroelectronics, l’azienda che più di tutte avrebbe dovuto portare la bandiera della floridezza della grande industria che investe in Sicilia e che ora ha ventilato la necessità di una riduzione dell’organico ricorrendo alla solita formula dei prepensionamenti e degli incentivi per accompagnare i dipendenti alla porta, hanno annunciato interventi anche sulla pianta organica dello stabilimento di Catania.

Si è parlato di un taglio del sei per cento della forza lavoro. Un taglio orizzontale, che riguarda tanto le sedi italiane quanto quelle francesi e anche Catania. Ma ancora, di fatto, non si sa granché. «Sono settimane che compulsiamo i ministeri – dice a MeridioNews Francesco Furnari, dipendente Stm ed Rsu per la Fiom Cgil – A noi interessa sapere cosa ne pensa la proprietà rispetto all’incongruenza tra i finanziamenti enormi investiti sul territorio e poi questa dichiarazione sul fatto che hanno investito male e le previsioni non sono rosee. Azioni che non sono dettagliate».

Le motivazioni sono chiare: l’annus horribilis del mercato dei microprocessori, trainato verso il basso dal settore dell’automotive. Nell’ultimo anno il titolo dell’azienda che ha come maggiore socio una holding posseduta al 50 per cento dal ministero dell’Economia è sceso del 47 per cento. Ma è proprio in virtù della partecipazione statale all’impresa che i sindacati è da Roma che vogliono le risposte che mancano. Anche perché negli ultimi mesi i proclami sul benessere salvifico portato in Sicilia si erano davvero sprecati.

«È necessario che il Ministero dell’Economia, azionista di maggioranza, insieme al Mimit, ci dia delle spiegazioni – prosegue Furnari – Proprio i due ministri, Giancarlo Giorgetti e Adolfo Urso, che hanno fatto diverse passerelle su Catania, annunciando investimenti, adesso devono dirci questo come si sposa rispetto alle dichiarazioni del management. Chiediamo il prima possibile che il ministero ci incontri».


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