Il luogo dov'è stato ucciso l'attivista antimafia è oggi un rudere di proprietà di un farmacista di Cinisi, che ha rifiutato le offerte d'acquisto. Fermo anche l'esproprio della Regione. Oggi è gestito da due ex candidati alle Comunali, tra cui il nipote del proprietario, con Libera Cinisi, che non appartiene alla rete di Don Ciotti