Sos: il Teatro delle Beffe in agonia

I teatri chiudono. E il “Teatro delle Beffe” di Palermo, più piccolo di una scatola di montaggio, più sotterraneo di un pozzo artesiano, uscito (mi fa questa impressione) da una favola dei fratelli Grimm, non fa eccezione. Ovviamente. Non c’è una lira, non arrivano i finanziamenti, muore. E in questo microcosmo, l’ennesimo che non ce la fa più, la chiusura arriva veramente come una catastrofe.

Dovreste andarci, verificare di persona: un paio di scarpe fatte a mano, con tacchi e sopratacchi, la cameretta dei bambini, la bottega di un falegname. Venerdì 19, alle nove di sera, entro in questo mondo, confinato ai confini del mondo, e mi siedo. Buio, facce più o meno note, amici, un’offerta per salvare il teatro: pronti. Francesco Gambaro & Areta Gambaro s.r.l., sensibili alla questione, fanno la loro e presentano “Domani arriva maria”.

Lui legge lei anche, lei suona, lui no, lei mostra immagini di archeologia industriale, modula gli effetti elettronici, riprende porta portese dopo il mercato (straordinaria), una lumaca arrivata direttamente dalla luna, lui, molto elegante e bianco come un grande Gatsby sta all’angolo. Osserva, si liscia la barba, rispetta perfettamente i tempi e poi riprende. Il testo fila liscio e senza intoppi, si consuma dall’interno, c’è odore di caffè.

Raggiunge momenti suggestivi quando diventa apocalittico: scenari alla Cormac McCarthy ne “ La strada”, oracoli, previsioni del tempo, Hiroshima dopo il bombardamento. Le musiche, brandelli perlopiù, di sibili, boati, voci, accrescono adeguatamente l’underground della lettura facendone quello che in effetti è: non più semplice lettura ma piece teatrale. Espolde l’inaspettato quando Gambaro si sdoppia, Areta si dilegua, ma solo per meglio colpire, ( il figlio uccide il padre e ne prende il sembiante, ricordate?). C’è ironia, paradosso, levità. Tutto ben riuscito, si coglie perfettamente il senso: tra luci arancione, marionette in fila, in questo buco di culo l’esecuzione capitale della lingua e della pomposità. La voce del narratore più e più volte distorta: nascita e crescita del suono. Soltanto suono.

http://www.teatrodellebeffe.it/


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I teatri chiudono. E il “teatro delle beffe” di palermo, più piccolo di una scatola di montaggio, più sotterraneo di un pozzo artesiano, uscito (mi fa questa impressione) da una favola dei fratelli grimm, non fa eccezione. Ovviamente. Non c’è una lira, non arrivano i finanziamenti, muore. E in questo microcosmo, l’ennesimo che non ce la fa più, la chiusura arriva veramente come una catastrofe.

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