Siracusa: migranti sequestrati, liberi dopo il riscatto Tenuti prigionieri in una casa a Comiso, 5 arresti

Sono stati arrestati in cinque stamattina. Il più anziano è un uomo di nazionalità marocchina, Nasrllah Fouad, 43 anni, gli altri quattro sono più giovani: due eritrei, Abe Nagawo e Mahammed Nur Mohammed Jimie, etiope, Ayalew Yosef e il pakistano Rafique Junaid, tutti tra i 26 e i 28 anni. Insieme formavano un gruppo che sequestrava migranti e li rilasciava dopo il pagamento di un riscatto di duecento euro. Adesso sono accusati di sequestro di persona e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’indagine è partita dalla ricerca di una minore migrante di origine eritrea. La ragazza era stata accolta in una struttura di Siracusa, dove viveva. Lunedì un parente della ragazza, residente all’estero, ha contattato le forze dell’ordine: aveva ricevuto una telefonata dalla giovane, che chiedeva un versamento di duecento euro in una carta prepagata. Era il riscatto affinché fosse liberata. Le forze di polizia, dopo la denuncia, si sono messe sulle sue tracce.

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Come lei, uomini e donne di origine eritrea sono consistente parte del flusso migratorio in partenza dal continente africano. L’Eritrea, paese governato dal dittatore Isaias Afeweki, prevede la coscrizione militare obbligatoria e permanente – a vita – sia per gli uomini che per le donne. Organizzazioni criminali eritree sono inoltre attive sul territorio italiano da anni. Si occupano di rimpatri clandestini, sequestri e violenze nei confronti dei connazionali. Cospicue sono inoltre le comunità eritree nei paesi nord europei, dove in molti richiedono e ottengono diritto d’asilo.

Attraverso un lavoro comune, gli investigatori di Siracusa e Ragusa hanno scoperto l’operato della banda criminale, che utilizzava ripetutamente una strategia: avvicinava i migranti al di fuori dei centri di accoglienza di Siracusa e si proponeva capace di portarli in nord Italia, a Milano, da dove avrebbero potuto raggiungere altri paesi europei con maggiore facilità e poche centinaia di euro.

I migranti venivano invece portati con un furgone in una casa in via Vittorio Veneto a Comiso, affittata con contratto a uno dei membri della banda, il quale era in possesso di regolare permesso. All’interno dell’abitazione dove venivano sequestrati i migranti, le forze di polizia, dopo l’intervento, hanno trovato solo pane e acqua come viveri e materassi non sufficienti per il numero di reclusi. Fino a quando i parenti, contattati dopo il rapimento, non pagavano il riscatto, i migranti rimanevano in ostaggio. Solo dopo venivano liberati e accompagnati alla stazione degli autobus di Ragusa, in cui erano imbarcati sui mezzi diretti a Milano, che così potevano finalmente raggiungere.

Per scoprirli è stato sufficiente mettere sotto esame il flusso di migranti a piazzale Zama. Un gruppo di eritrei era in partenza da Ragusa verso il capolugo lombardo. Gli agenti hanno riconosciuto la giovane attraverso le foto fornite dai familiari e sono intervenuti, arrestando quattro dei cinque membri dell’organizzazione. La testimonianza della ragazza ha poi fornito gli elementi utili per formalizzare l’accusa a loro carico e per riconoscere l’ultimo componente, che è stato fermato, ancora ignaro dell’arresto dei complici, al suo rientro nell’abitazione trasformata in carcere. I cinque uomini si trovano adesso nella casa circondariale di Ragusa.  


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