Siciliani liberi, tra indipendenza e silenzio dei media «Siamo la vera alternativa a Orlando e Ferrandelli»

«Da noi vale la regola delle tre M: fuori i massoni, i mafiosi e i militanti di partito. Praticamente ci siamo giocati mezza città». Con una battuta Ciro Lomonte sintetizza il clima attorno alla propria candidatura a sindaco attraverso I siciliani liberi, la lista indipendentista che guarda al governo della città. Al momento l’architetto palermitano, che a 18 anni ha «scoperto la chiamata all’Opus Dei che ha dato un senso più pieno e appassionante ai miei studi e al mio lavoro», è tra coloro che più lamentano «una certa indifferenza dei media». 

A dirlo è Massimo Merighi, fondatore dell’associazione Bispensiero e designato come possibile futuro vicesindaco. Che poi aggiunge: «In città, stando a leggere i giornali, sembra che si debba votare solamente o per Orlando o per Ferrandelli. Invece c’è un’alternativa: preparata, che pensa sì a risolvere l’esistente ma anche a costruire una città futura. Quell’alternativa siamo noi».

La lista de I Siciliani Liberi è una piccola realtà che però punta a un buon risultato. «Ci aiuterà anche l’attuale disgregazione elettorale» sostiene Merighi. Pur senza grandi mezzi economici, senza neanche un manifesto elettorale finora appeso, ma con la volontà e la tenacia «di allacciare legami nel territorio», spiega Lomonte. «Quando parliamo di indipendentismo all’inizio magari diamo l’idea di essere velleitari e retorici – continua il candidato sindaco. Ma poi la gente capisce la concretezza delle nostre proposte e si convince della bontà delle idee. Si pensi ad esempio alla possibilità di creare in Sicilia una Zona Economica Speciale ( una regione geografica dotata di una legislazione economica differente dalla legislazione in atto nella nazione di appartenenza … ndr): vorrebbe dire una diminuzione immediata di Iva e Tarsu nonchè un’attrazione spontanea degli imprenditori». 

Un’idea, quella della Zes, mutuata direttamente dal fondatore del movimento – il professore Massimo Costa, docente di Economia Aziendale all’Università di Palermo. Che ha prima provato a mettere insieme le varie anime indipendentiste che vedono nella Sicilia «una colonia dello Stato italiano», per poi decidere di andare da soli alle Regionali dopo lo strappo con Gaetano Armao. Un «no alle alleanze» che viene ribadito anche nella corsa alle Comunali. «Siamo stati corteggiati, soprattutto dal centrodestra – conferma Lomonte -. Noi non vogliamo dividere, ma diciamo sì a eventuali unioni solo a determinate condizioni».

Il programma de I Siciliani Liberi verrà presentato sabato 25 febbraio al cinema Lux. Ma intanto a Meridionews Lomonte dà qualche anticipazione, soprattutto su quello che è il suo settore di competenza, ovvero l’urbanistica della città. «Bisogna ripartire dalla bellezza e dalla programmazione – dice -. Il Piano Regolatore non è un progetto architettonico, è una previsione normativa. Io la smetterei col cemento armato, che non è eterno, e penserei ad altre tecnologie. Abbattendo anche la distanza tra centro e periferie attraverso l’urbanistica dei 10 minuti a piedi, attraverso la quale riprendere la forma dei borghi in cui era formata la città prima dello scempio del Sacco di Palermo».


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