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Miracolo in Sicilia, la sanità doppia il resto d’Italia: i dati del Pnrr vs la realtà

Posate i termometri e annullate i viaggi della speranza verso il Nord: la Sicilia, grazie a una brillante gestione del Pnrr, è diventata la locomotiva d’Italia nel settore Sanità. A certificarlo è l’ennesimo comunicato della Regione, a tema fondi del Piano nazionale ripresa e resilienza, che vanta una spesa del 54 per cento contro una media nazionale del 33,5 per cento. Vero è che, in economia pubblica, spendere non significa necessariamente concludere. E che spesso si tratta di anticipi o pagamenti per forniture e non di servizi effettivamente erogati al cittadino. Ma parrebbe che, mentre il resto del Paese arranca nel fango della burocrazia, l’Isola voli. Lo dice il sistema Regis – piattaforma statale per il monitoraggio dei progetti Pnrr – e lo conferma l’assessorato regionale: mentre a Milano stanno ancora scegliendo il colore delle piastrelle, a Palermo abbiamo già pagato anche il caffè ai muratori per i prossimi tre anni.

Le 57 strutture (quasi) operative

Secondo l’assessorato regionale alla Sanità, con i fondi Pnrr, la Sicilia ha già 57 strutture operative. Un numero che evoca scenari di efficienza svedese applicata al clima mediterraneo. Con una media dichiarata di 14 servizi attivi per struttura. Il sospetto, però, è che in questi servizi abbiano conteggiato anche il Benvenuto con sorriso e l’Erogazione di modulistica creativa. Perché la magia della burocrazia siciliana è questa: basta cambiare l’insegna sopra un vecchio poliambulatorio degli anni ’80, scriverci sopra Casa della Comunità con un font moderno e la missione 6 del Pnrr è compiuta. Se poi dentro trovi lo stesso medico (prossimo allo sfinimento) e la solita fila chilometrica, poco importa: per il computer del ministero dell’Economia, sei nel futuro.

Il mistero delle 35 belle addormentate

Il passaggio più poetico del comunicato riguarda, però, le 35 strutture concluse che «attendono solo l’attivazione». Sono lì, bellissime, coi muri che profumano ancora di vernice fresca, a fare compagnia ai fichi d’india. Aspettano l’attivazione come il bacio del Principe Azzurro. Solo che, in questo caso, tocca trovare un esercito di medici e infermieri. Al momento non pervenuti o felicemente impiegati altrove. Ma non siate maliziosi: la Regione ci tiene a precisare che l’impegno è «costante e concreto». Così tanto che a Trapani, per dire, risulta operativa una sola Casa di Comunità. Probabilmente così efficiente da ricevere a turno in base al codice fiscale, come per le targhe alterne.

Numeri contro realtà: chi vincerà?

L’assessora regionale alla Sanità Daniela Faraoni ci ammonisce: non sono loro a essere lenti, ma noi a non saper leggere i dati. Anzi, loro sono così veloci da spendere i soldi per i macchinari prima ancora di sapere chi li farà funzionare. È il trionfo della medicina di prossimità: talmente prossima che, se non stai attento, inciampi in un cantiere del Pnrr mentre cerchi il tuo medico di base, andato in pensione senza essere sostituito. In conclusione, la Sicilia del Pnrr è un successo travolgente. Sulla carta, siamo la Svizzera. Nella realtà, se si ha bisogno di una risonanza, conviene comunque rivolgersi a Santa Rosalia o Sant’Agata, come cup d’ambito. Perché il sistema Regis monitora i bonifici, ma non il tempo che passate collegati ai call center per prenotare, i mesi che mancano alla visita o le ore in sala d’attesa. Seppure in una struttura, questo sì, nuova di zecca.


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