In Sicilia si continua a morire per overdose. Ddl popolare fermo all’Ars: «Il proibizionismo ha fallito»

In Sicilia, di overdose si continua a morire. «E più di quanto emerga anche dai dati ufficiali», commenta a MeridioNews Giuseppe Fusari, responsabile della comunità terapeutica Sentiero speranza dell’associazione Cenacolo Cristo Re di Biancavilla, nel Catanese. L’ultimo caso è quello di Keila Campo, la 30enne di Ribera (in provincia di Agrigento) ritrovata senza vita, giovedì scorso, nella casa di campagna della famiglia. Accanto al cadavere della giovane, una siringa, 60 grammi di cocaina e alcune banconote. Mentre vanno avanti le indagini della procura di Sciacca per risalire a chi le abbia venduto la dose che le è stata letale, i genitori hanno scritto una lettera aperta pubblicata sui social con un appello a «non lasciare soli i ragazzi che pensano che la droga sia un modo per affrontare la vita, una possibilità per superare momenti difficili o per aumentare lo sballo di una serata qualsiasi». Mentre dalla politica si parla soprattutto della fase repressiva della questione legata alle sostanze stupefacenti, all’Assemblea regionale siciliana c’è un disegno di legge popolare che attende.

Con il titolo Dalla dipendenza all’interdipendenza, il ddl è stato presentato alla Regione Siciliana a luglio con la proposta di un sistema integrato e diffuso di prevenzione, trattamento, riduzione del danno e inclusione sociale in materia di dipendenze patologiche. Da quel momento, è rimasto in un cassetto. «È fondamentale che passi dalla commissione Sanità e venga approvato all’Ars in breve tempo – commenta al nostro giornale Francesco Montagnani della Rete regionale diffusa delle dipendenze, la realtà che dal basso ha redatto il ddl – per garantire che i finanziamenti rientrino nel bilancio regionale che sarà approvato entro fine dicembre». Un tema che sui tavoli istituzionali dovrebbe arrivare con una certa urgenza visto che in Sicilia manca una legge quadro sulle dipendenze patologiche e un’articolazione normativa regionale dei Livelli essenziali d’assistenza (Lea) in materia di dipendenze. Il che si traduce in una quasi totale assenza di fondi, personale e servizi.

«In effetti – sottolinea Fusari – il verso nocciolo della questione è proprio il depauperamento dei servizi: i colleghi dei Sert (servizi per le tossicodipendenze) e dei Serd (servizi per le dipendenze patologiche) quando vanno in pensione non vengono sostituiti. E quelli che restano hanno un carico di lavoro impressionante perché le richieste sono tante e le liste di attesa per gli utenti lunghissime, anche fino a un anno e mezzo». Quello delle sostanze stupefacenti è un tema che, per molto tempo, è sparito dal dibattito pubblico e dai tavoli istituzionali, rimpinguando le casse delle organizzazioni criminali. Che, con lo spaccio, non solo fanno affari ma solidificano il potere sul territorio. A scapito delle vite umane. «Solo due settimane fa – riferisce Fusari – un nostro ex utente è morto di overdose, sempre da cocaina, in un paese pedemontano della provincia di Catania. E nell’ultimo anno – aggiunge – nel comprensorio catanese contiamo almeno cinque vittime». Numeri sottostimati perché «nella maggior parte dei casi non se ha nemmeno notizia: tutti tendono a metterci un velo sopra».

È stata la deputata di Forza Italia all’Ars Margherita La Rocca Ruvolo a parlare di «un fatto triste» facendo riferimento alla 30enne morta a Ribera «che deve indurci a riflettere e che ci chiama ognuno alle proprie responsabilità. Sul piano della repressione – ha aggiunto in una nota – forze dell’ordine e magistratura hanno fatto tanto raggiungendo risultati significativi, ma non basta. Serve uno sforzo maggiore, soprattutto sul piano sociale e culturale, con delle mirate campagne di sensibilizzazione contro l’uso delle droghe a partire dalle scuole». Ma anche la politica dovrebbe e potrebbe fare la propria parte «accorciando i tempi di approvazione del ddl – fa notare Montagnani – per fare in modo che la Sicilia abbia un impianto legislativo per la cura delle dipendenze adatto e all’avanguardia, e che i finanziamenti necessari a farlo diventare realtà vengano stanziati al più presto».

Un’urgenza dettata dall’invasione di crack e cocaina in quantità esorbitanti nel territorio dell’Isola. Rimaste stoccate nei depositi durante il periodo della pandemia da Covid-19, adesso le sostanze stupefacenti devono essere smaltite e per questo i loro prezzi si abbassano diventando più accessibili. «La prima cosa da cambiare è l’approccio di tipo culturale alla questione – afferma Fusari – Il proibizionismo ha fallito: la guerra alle droghe si è trasformata anche in guerra alle persone che le usano. Invece, bisognerebbe affrontare il problema di come accompagnare le persone più fragili curando la patologia dell’uso delle sostanze stupefacenti. La questione – conclude – non si può vedere soltanto dal punto di vista repressivo ma l’obiettivo deve essere la riduzione del danno e dei rischi».


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