Si inaugura a Catania la terza Sala delle Donne d’Italia L’artista Ljubiza Mezzatesta racconta la sua Virdimura

Dalle più note Sant’Agata, Peppa ‘a Cannunera e Goliarda Sapienza alle meno conosciute, ma non per questo meno degne di considerazione, Andreana Sardo, Carmelina Naselli, Clelia Adele Gloria e Virdimura. Eccole alcune delle donne protagoniste della Sala delle Donne che verrà inaugurata domani alle 17 al Palazzo della Cultura di Catania, aperta al pubblico sabato 16. Si tratta dell’iniziativa del gruppo Terziario Donna Confcommercio Catania, presieduto da Matilde Cifali, l’organizzazione rappresentativa delle imprenditrici associate al sistema Confcommercio operanti nei settori del commercio, turismo, servizi e delle piccole e medie imprese. Al progetto hanno contribuito altri partner tra cui Università di Catania, Abadir, City map, Yeschool e il Comune di Catania. Confcommercio inaugura così a Catania la terza Sala delle Donne in Italia.

C’è l’eroina del Risorgimento che salvò dalla distruzione Università, biblioteche, laboratori e osservatorio meteorologico, e c’è chi ha dedicato la sua vita agli studi delle tradizioni popolari, attrici, pittrici e giornaliste dell’isola che si sono distinte per il loro lavoro. Chi per un motivo, chi per un altro, le donne presenti nella galleria permanente di ritratti di figure femminili sono considerate donne illustri che hanno contribuito significativamente al progresso materiale e spirituale della società, oltre a esempi virtuosi e icone moderne a cui ispirarsi.

Lo studio dei profili è stato affidato al dipartimento di Economia dell’Università di Catania, dove è stata istituita una commissione presieduta dalle docenti Veronica Benzo e Sonia Giaccone, mentre a realizzare le opere sono stati gli artisti che meglio rispecchiano il nostro territorio, che hanno interpretato le personalità di queste donne con tecniche moderne e stili personali – illustrazione, disegno, ceramica – e alcune studentesse dell’accademia Abadir, che hanno apportato alla mostra un giovane spirito di innovazione.

Tra queste Lucia Scuderi, Francesca Franco, Monica Montesano, Giuseppe Mazzaglia e Ljubiza Mezzatesta. Quest’ultima a MeridioNews racconta come si è approcciata allo studio e alla realizzazione del ritratto della prima donna medico del Regno di Sicilia, Virdimura.

«In un primo momento mi sarei dovuta occupare di Sant’Agata, visto che l’ho dipinta tante volte negli hotel e in appartamenti privati. Poi però c’è stato un cambiamento e devo dire che sono rimasta molto contenta di questa sostituzione, perché se è vero che di Virdimura non ci sono riferimenti iconografici, trattandosi di una donna del 1300, e quel poco a cui mi sono potuta ispirare è la pittura di quell’epoca, ho scoperto una personalità molto interessante. Le donne sono state sempre delle guaritrici, ma mai nessuna è stata abilitata a livello formale con tanto di commissione regia che l’ha nominata primo medico donna abilitato in medicina e chirurgia». Una donna che ha dedicato la professione ai soggetti più fragili – disabili, donne e poveri – e dunque un personaggio che dà alla città motivo di orgoglio per le sue qualità morali.

«La mostra è contemporanea, nessuno di noi ha fatto ritratti nell’accezione classica, da piazza Navona per intenderci», scherza l’artista, che ha lavorato sul dipinto facendosi trasportare dalle emozioni del personaggio che ha rappresentato. «Mi ha colpito davvero molto, tant’è che ho chiamato il mio lavoro – un acrilico su tavola di legno, ndrVirdimura l’eleganza del servizio, perché ha una postura molto elegante e tiene una coppa, a significare quanto il servizio sia un’attività nobile a cui ha dedicato la vita, tanto da avere intitolato anche un premio internazionale per chi si distingue in ambito sociale e di medicina».

Essendo praticamente sconosciuta ai più, Mezzatesta si è ripromessa di cercare il certificato all’archivio di Stato di Palermo. «Perché è una storia veramente straordinaria, se ancora oggi è più difficile per una donna affermarsi e fare carriera in certi settori figuriamoci nel 1300. Deve essere stata veramente brava e sono onorata di averla rappresentata». 


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