Se i bambini scrivono favole per gli altri bambini Un libro per combattere anche la paura del virus

È un prato fiorito quello in cui crescono le fiabe e le favole realizzate dai bambini per i loro coetanei. Questa
l’immagine che ha ispirato il titolo del libro virtuale Fiabe in un prato fiorito, ideato e pubblicato
senza scopo di lucro dalla docente e scrittrice Laura Sciacca. «Nelle storie inviate dai bambini in
questo periodo anche il coronavirus viene sconfitto», racconta lei a MeridioNews. In corso il progetto
di una seconda edizione, che coinvolge anche bambini ricoverati in ospedale. 

La favola intrattiene, fa addormentare i bimbi la sera e, addirittura, li cura. «Dopo aver scritto le
prime per allietare i miei figli, le ho studiate anche a livello teorico – prosegue Sciacca – E ho
scoperto che hanno una funzione curativa, tanto che la fiabaterapia è diventata una branca della
psicoterapia
».
Madre, docente alla scuola media catanese Cavour, Laura Sciacca dal 2016 è anche una
convinta scrittrice per ragazzi. Dopo avere pubblicato il suo primo lavoro – L’ingrediente segreto
scritto a quattro mani con un suo alunno ipovedente, non ha più smesso. «La fiaba guarisce,
perché consente al bambino di esprimere emozioni che altrimenti terrebbe dentro, magari anche
solo perché è troppo piccolo», spiega. 

Motivazione che l’ha spinta ad ideare Fiabe in un prato
fiorito
, pubblicato online e contenente dodici storielle brevi – due nate dalla sua penna – scritte da
adulti, bambini e a quattro mani da genitori e figli. «Ho lanciato l’idea su Facebook ed è stata
accolta. Il tema era libero, ma alcuni bambini hanno sentito la necessità di rappresentare il Covid e di sconfiggerlo con le armi della fantasia, ad esempio la magia. Inizialmente lo hanno
descritto come qualcosa di terribile ma alla fine l’hanno vinto. Si tratta di un modo per abbattere la
paura ed esprimere la speranza che la pandemia finisca presto. È importante che questo accada nel
loro mondo, quanto meno a livello fantastico. Altri hanno rappresentato animali, che ricorrono
spesso». 

Un’idea che inverte il rapporto del bambino con la narrazione, di cui non è più lettore passivo, ma
addirittura autore. Un’intuizione evidentemente terapeutica, tanto da aver attirato l’attenzione di
Abio Catania, Associazione per il bambino in ospedale. «Sono stata contattata per estendere anche
a loro il progetto
– spiega la scrittrice – dato che i componenti della associazione non possono più
andare a rallegrarli, a causa delle restrizioni da Covid-19. Richiesta che ho accolto con entusiasmo,
facendomi molto piacere l’idea di alleggerire la degenza dei piccoli ammalati». Ciò con l’obiettivo
di realizzare una seconda edizione creata proprio con i testi inviati dai bambini attualmente
ricoverati.


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