Scuola: i precari non sono fantasmi

I precari della scuola sono ancora là, all’Ufficio Scolastico Provinciale di via Coviello, occupato senza sosta da ormai da settantatrè giorni. E intendono continuare.
Manifestazioni, presidi e volantinaggi continuano ad un ritmo meno serrato dei mesi scorsi, ma comunque costante.
Della scorsa settimana è stato il concentramento sotto le sedi Rai regionali in tutt’Italia, proposto dal Coordinamento Precari Scuola Catania e accolto da quello nazionale: una protesta più che eloquente.
«Non dimentichiamo», afferma Alessandro Di Mauro, insegnante precario, «che ci preparavamo da almeno un mese alla manifestazione del 3 ottobre, che avrebbe dovuto avere moltissima visibilità sulla stampa, e invece è stata oscurata proprio dalla contemporanea manifestazione per la libertà di stampa, organizzata successivamente alla nostra».
A Catania, nel traffico di via Passo Gravina, un gruppo di insegnanti ha distribuito volantini alle automobili, ottenendo un paio di interviste, ma nulla di più.

«Siamo alla decima settimana di occupazione eppure, eccetto sparuti interventi sui giornali locali, nessuno parla di quello che stiamo facendo», continua Di Mauro.
Mercoledì scorso, ad esempio, sotto la prefettura di Catania, in contemporanea con le altre città del Paese, s’è svolto il “Posto fisso day” che prende spunto dalla battuta del Ministro Tremonti sulla necessità del posto fisso, evidenziandone il paradosso in un momento simile: «Sono 7000 i licenziamenti in Sicilia, 1500 soltanto a Catania: questi numeri associati al pensiero del posto fisso per tutti fanno ridere», conclude.
In via Coviello, intanto, sono stati ridotti i turni, l’occupazione non è più stabile ventiquattr’ore su ventiquattro né le assemblee sono quotidiane.
Si punta sull’unità col movimento regionale e, in seconda battuta, con quello nazionale: sabato, ad Enna, ci sarà una riunione dei precari della scuola siciliani. Da questo e dai prossimi incontri simili arriveranno le proposte per il da farsi, per ricordare alla stampa e alla nazione che loro non sono invisibili. Nonostante, spesso, non vengano nominati.


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