Scordia, Regione verso l’acquisto di palazzo Branciforte Sindaco: «Una famiglia si oppone ma verrà espropriata»

Dopo anni di abbandono la Regione Siciliana ha stanziato tre milioni e 300mila euro per l’acquisto, messa in sicurezza e restauro di palazzo Branciforte a Scordia, in provincia di Catania. L’annuncio arriva nel corso dell’ultima seduta di giunta, in cui è stato deciso di acquisire l’immobile al patrimonio regionale. Il palazzo, sottoposto a vincolo monumentale, è stato realizzato nella prima metà del Seicento e rimaneggiato nel secolo successivo. 

Una parte del palazzo è stato adibito a sede di alcuni uffici comunali con la costruzione di un edificio nel suo prospetto principale (ovvero quello posto a sud del palazzo), originariamente delimitato dall’arena del principe, la cui area è attualmente occupata dal più moderno palazzo municipale. «Un obbrobrio – sentenzia il sindaco Franco Barchitta a MeridioNews -, infatti prima di tutto lo abbatteremo e poi nei progetti c’è quello di trasferire tutti gli uffici nel palazzo restaurato». L’edificio è per la maggior parte di proprietà di diversi privati e solo una piccola parte è dell’Ipab, l’Istituto pubblico di assistenza e beneficenza.

Nelle intenzioni della Regione c’è l’acquisto dell’intera struttura, anche se la trattativa è ancora in corso. «Abbiamo ricevuto la disponibilità alla vendita dal 90 per cento dei proprietari – assicura Barchitta -, solo una famiglia sta opponendo resistenza ma probabilmente perché non credono che l’operazione vada in porto». Anche se, per il primo cittadino, l’acquisto e le successive opere di ristrutturazione da parte della Regione ormai sono agli sgoccioli. «Quando si renderanno conto che stavolta non ci sono vie di scampo, cambieranno idea – prosegue Barchitta -, anche perché il bene è sottoposto a vincolo monumentale e, in questi casi, la procedura d’esproprio non comporta particolari difficoltà». 

Al di là dei risvolti della trattativa, il palazzo necessita di interventi di messa in sicurezza. «Tre anni fa, su impulso dei vigili del fuoco – sostiene il sindaco – ho disposto la chiusura e l’evacuazione dall’edificio perché si trovava in grave stato di deterioramento». A presentare meno danni è la chiesa dedicata a Sant’Antonio, con campanile e vari decori, rimasti ancora intatti, nonostante il terremoto del 1990 abbia danneggiato gran parte del palazzo nobiliare. 

Attualmente è suddiviso in due parti. Una storica, inutilizzata e in stato di degrado, che richiede urgenti lavori di manutenzione e ristrutturazione. Un’altra, di più recente costruzione, in cui sono stati realizzati un asilo e un istituto di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati. «L’acquisizione – commenta il presidente della Regione Nello Musumeci tramite una nota stampa – è l’ennesima dimostrazione dell’attenzione del mio governo verso il patrimonio storico-artistico dei centri urbani della nostra Regione». Adesso si attende solo che il procedimento di acquisizione al patrimonio regionale faccia il suo corso. «Le procedure – dice Musumeci – sono state accolte da gran parte dei privati, che ringrazio». 


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