Scicli, Imu e Tasi dalle piattaforme petrolifere Assessore: «Così potremo evitare il dissesto»

«Ci sono i presupposti per far sì che il Comune recuperi i soldi che le compagnie petrolifere devono per Imu e Tasi». Ad affermarlo è il neo assessore alle Finanze di Scicli, Giorgio Vindigni, reduce da una conferenza dell’Anci che si è tenuta a Roma e alla quale hanno partecipato i Comuni interessati dalle trivellazioni off shore

Durante l’incontro è stata ribadita la necessità di un intervento legislativo, auspicato in particolare dal ministero dell’Economia, dopo che la Corte di Cassazione ha chiarito la legittimità della pretesa da parte dei Comuni. Vindigni a Meriodionews spiega che la nuova amministrazione comunale sta spingendo per cercare di recuperare la somma di 53 milioni di euro che per Scicli, Comune in pre-dissesto e ancora senza il bilancio consuntivo 2015, rappresenterebbero una manna dal cielo. 

«Abbiamo dato mandato agli uffici di avviare le procedure necessarie, dando incarico a un avvocato già noto per aver vinto due cause di questo genere – commenta l’assessore -. D’altronde non stiamo facendo altro che portare avanti una pratica avviata dalla guardia di finanza che nel 2015 ha elevato un verbale nei confronti della piattaforma Vega di Edison, che sorge entro le dodici miglia marine». Per Vindigni ci sono pochi dubbi sul recupero delle somme. La citata sentenza della Cassazione ha infatti confermato l’imponibilità dell’Ici per le piattaforme petrolifere, da cui conseguirebbe «anche l’imponibilità di Imu e Tasi».

Con questa somma la giunta Giannone vuole tentare in tutti i modi di evitare il dissesto. A tal proposito, l’amministrazione punta anche al pagamento del debito da parte del Comune di Modica per il conferimento dei rifiuti nella discarica di San Biagio, mentre si è opposta alla sanzione di 581mila euro per lo sforamento del patto di stabilità. Ultimo obiettivo del nuovo sindaco, la rimodulazione del piano di riequilibrio finanziario del Comune: programmato dalla scorsa amministrazione in quattro anni, successivamente è stato esteso a dieci anni dai commissari che hanno retto l’ente nel periodo che ha preceduto le recenti amministrative. Su quest’ultimo atto, tuttavia, manca ancora il parere della Corte dei conti. 


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