Porto di Palermo - Foto di Carlo Columba

La logistica retroportuale siciliana e le Zone Economiche Speciali

Quando si analizza la posizione geopolitica della Sicilia al centro del Mediterraneo, la narrazione dominante tende a soffermarsi sui grandi flussi del traffico marittimo internazionale e sul potenziale strategico delle sue rotte navali. Tuttavia, la reale capacità di trasformare la centralità geografica dell’isola in una ricchezza economica misurabile si gioca lontano dalle banchine dei moli. Perché senza un’infrastrutturazione moderna e integrata delle aree retrostanti ai principali scali isolani, da Augusta a Pozzallo, da Termini Imerese fino a Trapani, i porti siciliani rischiano di rimanere semplici banchine di transito o terminal passeggeri, incapaci di generare valore aggiunto, trasformazione industriale e occupazione qualificata sul territorio.

Il miraggio delle Zone Economiche Speciali

Per superare questa storica debolezza e attrarre capitali privati non estrattivi, il legislatore ha scommesso sullo strumento delle Zone Economiche Speciali (ZES). L’obiettivo dichiarato è offrire alle imprese un pacchetto di agevolazioni fiscali, crediti d’imposta e semplificazioni burocratiche per spingerle a insediarsi nelle aree retroportuali e industriali collegate agli snodi marittimi. Tuttavia, lo stato di attuazione delle ZES in Sicilia ha mostrato finora una marcata distanza tra gli annunci della politica e la realtà operativa dei cantieri. La lentezza nelle autorizzazioni uniche, le incertezze sulla durata delle misure di defiscalizzazione e la carenza di servizi di base nelle aree di sviluppo industriale hanno rallentato l’arrivo dei grandi investitori internazionali, trasformando uno strumento potenziale in una procedura amministrativa complessa.

L’attrazione dei capitali e la manifattura sostenibile

La vera sfida per il futuro delle ZES siciliane riguarda la qualità degli insediamenti industriali che si intende promuovere. Il rischio da evitare è che le agevolazioni fiscali servano soltanto ad attrarre impianti di puro stoccaggio o attività a basso valore aggiunto energetico e ambientale, riproponendo sotto nuove forme la dipendenza dai colossi logistici o energetici esterni. Occorre invece orientare la governance delle ZES verso la creazione di distretti manifatturieri avanzati, legati alla trasformazione agroalimentare d’eccellenza, alla cantieristica navale ad alta tecnologia, alle tecnologie per le energie rinnovabili e alla riutilizzazione dei materiali nell’ottica dell’economia circolare. Soltanto legando il beneficio fiscale al radicamento di filiere produttive pulite e stabili sarà possibile evitare l’effetto usa e getta dei finanziamenti pubblici.

Le leve per una strategia logistica di sistema

Per trasformare la logistica retroportuale in un autentico pilastro dello sviluppo regionale occorre un deciso cambio di passo istituzionale. È indispensabile completare con urgenza l’elettrificazione e il raddoppio dei raccordi ferroviari verso i moli, semplificare in modo drastico la catena autorizzativa per i nuovi insediamenti e dotare le aree industriali retroportuali di infrastrutture digitali e di approvvigionamento energetico sostenibile. Allo stesso tempo, le Autorità di Sistema Portuale e la Regione devono agire con una regia unica, superando le storiche rivalità campanilistiche tra gli scali dell’isola per presentare la Sicilia ai mercati globali non come una somma di singoli porti, ma come un unico, grande hub logistico e manifatturiero situato nel cuore degli scambi mediorientali ed europei.


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