Sciacca, la scrittura creativa come cura alla violenza nelle relazioni. Il progetto nella Casa circondariale

È rivolto agli autori di reati caratterizzati dall’uso della violenza nelle relazioni. Il progetto denominato Liberarsi dalla violenza ha coinvolto i detenuti della Casa circondariale di Sciacca, in provincia di Agrigento. L’iniziativa si svolge attraverso degli incontri settimanali in cui i partecipanti condividono con gli atri ricordi ed esperienze, anche per iscritto, attraverso cui cercano di aprirsi al confronto e alla relazione, attraverso racconti e poesie. «Così si è creato uno spazio su più dimensioni sui vissuti di ogni componente del corso», spiega la coordinatrice Maria Grazia Bonsignore, psicoterapeuta e psicologa esperta all’interno della Casa circondariale. Bonsignore è intervenuta all’interno del programma FantaMagazine, andanto in onda su Radio Fantastica.

«Oltre a essere condivise delle esperienze, vengono trattati modelli comportamenti disfunzionali che si riflettono su modelli funzionali prendendo spunto dalla lettura – continua Bonsignore – Attraverso l’ascolto e il confronto si cerca di aprire uno spazio di riflessione sui vissuti di ogni componente, così da cercare di elaborare le esperienze negative per uscire dalle dinamiche violente. L’obiettivo e cercare far capire che esistono forme alternative alla prevaricazione e alla manipolazione». L’esperta ribadisce l’importanza degli incontri in una struttura di pena che deve diventare un luogo di cura e opportunità: «la carcerazione può essere di un periodo breve o lungo, ma l’esperienza di chi l’ha vissuta resta sulla sua pelle e nella memoria egli altri. «Per questo – osserva – il carcere deve offrire degli stimoli positivi. Agli incontri partecipano dei ragazzi poco più che ventenni, loro hanno una bellezza interiore che va scoperta». Bonsignore si è concentrata inoltre sull’importanza delle cure della mente. «Le cure si dovrebbero allargare – conclude l’esperta – Lo dimostra il fatto che non appena c’è stato il bonus piscologo sono state fatte tante domande».

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