Scaldati, il poeta della vita, torna in scena al Biondo con la regia di Maresco

di Gabriele Bonafede

“Palermo è come un buco nero”, disse un noto architetto siciliano una volta. Come un buco nero, attrae materia e la distrugge, dissipa energia, la sua stessa energia vitale. Che è grande e fa ancor più grande il buco nero auto-fagocitato: più creatività, più energia esiste nel suo spazio, e più essa stessa è assorbita dal buco nero e lo amplifica a continua dismisura.

Palermo piena di storie artistiche e creative, emblematiche, dunque. Che vengono pienamente riconosciute, spesso, solo dopo la morte. È il caso di Franco Scaldati, quel grande poeta della vita che tutti chiamavamo “il Sarto”.

Sarto della poesia teatrale, poeta della lingua palermitana, poeta dei quartieri, dell’innata creatività popolare, potente, solare anche nella penombra, anche nella marginalità: dal Borgo Vecchio all’Albergheria dal Capo a Falsomiele, da Ballarò a Denisinni al CEP.

Un sottile quanto solido filo unisce l’arte e l’opera di Franco Scaldati con quella di un altro Franco, di nome e di fatto, e cioè Franco Maresco.

Ed è un filo robusto soprattutto nel primo Maresco, il “Maresco-con-Ciprì“ di Cinico TV o de “Il ritorno di Cagliostro” dove Scaldati è attore. E dunque logico che l’omaggio dello Stabile di Palermo a Franco Scaldati, tanto necessario e voluto quanto tardivo, tanto atteso quanto dovuto e sperato, vada in scena in questa intensa stagione del Biondo-nuovo corso con la regia di Franco Maresco a quasi un anno dalla morte del Sarto.

Ed è lui, il Franco Maresco da Borgo Vecchio amico d’infanzia del suo omonimo, a dire che lo spettacolo “Potrebbe non piacere agli esperti-puristi di Scaldati”. “Non esistono più i quartieri di Palermo come erano prima – continua – e rileggerlo oggi, proporlo con un’opera come Lucio, scritta nel 1977, significa realizzarlo non come lo metterebbe in scena il mio amico Franco ma in modo diverso. Anche a lui piacerebbe così perché quando lavoravamo assieme mi diceva ‘fai tu, interpreta, crea a tuo modo’ e quindi sarà un Lucio che non è una copia dello spettacolo originale”.

E in effetti, fin dalla scelta dell’attore principale, Mimmo Cuticchio, si capisce che non sarà un Lucio interamente “alla Scaldati”, almeno nelle intenzioni proposte dalla regia e dagli attori. Lo stesso Cuticchio afferma: “Non sono un attore, sono un artista quale puparo e cuntista, ma non un attore, e ho il mio modo di esprimermi”. Se Franco Maresco ha voluto Mimmo Cuticchio ha voluto rimarcare un’interpretazione che va oltre la mera riproposizione del modo di recitare la propria poesia da Scaldati.

Il debutto in prima nazionale sarà oggi 8 aprile alle ore 21.00, con repliche fino al 13 aprile, in vista di una tournée la prossima stagione. Proprio il 13 ricorre il 71mo compleanno di Scaldati. Maresco annuncia che nel consueto incontro pomeridiano con il pubblico del Biondo, proietterà alcuni estratti del film-documentario che sta realizzando sulla vita del suo amico attore e regista. “Scaldati non è conosciuto in Italia come dovrebbe esserlo e la mia rappresentazione di Lucio va in questa direzione: far conoscere un poeta tra i migliori del XX secolo”, aggiunge con il suo consueto fare quasi distratto, assorto nella visione di un qualcosa che avverrà.

Il drammaturgo palermitano Franco Scaldati, recentemente scomparso, in una foto di Rita Cricchio.

“Lo sguardo estremo e graffiante di Maresco, la sua disincantata ed eccentrica analisi dell’immaginario palermitano incontrano la poesia visionaria e senza tempo di Scaldati.” Si legge nelle note pubblicizzate dal Teatro Biondo.

Protagonista Mimmo Cuticchio dunque, che come Scaldati è presentato dal Biondo quale “Custode della memoria popolare e dell’immaginario poetico di Palermo.” Al suo fianco, lo storico attore “scaldatiano” Melino Imparato e una maschera del teatro popolare come Gino Carista.

Le scene e i costumi sono di Cesare Inzerillo e Nicola Sferruzza, le musiche originali di Salvatore Bonafede, grande jazzista palermitano che si defila nelle parole, come ha sempre fatto, lasciando dire al suo pianoforte e alla sua musica: Maresco ama il jazz, e possiamo immaginare che si comporrà caratterialmente con il fluido poetico di Scaldati. “Poco cinema ed espressione attraverso i video”, afferma il regista. Ma  proiezioni ci saranno, con il montaggio video di Francesco Guttuso e Giuliano La Franca.

Scritto nel 1977, Lucio è qui considerato da Maresco e dalla direzione del Biondo come “il manifesto poetico del teatro di Scaldati”, del quale l’autore scrisse: “Mettiamo che Lucio (gobbo e mutilato) sia l’ultimo uomo, mettiamo che Lucio abbia del passato un vago ricordo biologico, mettiamoci pure l’innocenza, il gioco, la luce, il mare, le montagne, gli alberi, il peccato, mettiamo che Lucio senta nella luce l’unica (prima o ultima) possibilità di essere”.

Un’ambientazione da “day after”, dopo una possibile guerra nucleare dunque, mentre incredibili scenari di spaventose guerre si profilano agli orizzonti meridionali e orientali dell’Europa. Ancora una volta, il  Biondo-nuovo corso azzecca il momento per metterlo in scena nella Sala grande, mentre alla Sala Strehler continua la rappresentazione di “Lampedusa beach” di Lina Prosa.


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