Saremo ancora la terra dei call center? Dopo la visita di Poletti, i dubbi sul Job Act

Una cosa è chiara: con una legge non si crea lavoro. A Catania il ministro Poletti è finalmente costretto ad ammetterlo. A meno che la legge non “inventi” il lavoro. Ma il lavoro creato dal nulla coincide con tutti quei falsi impieghi propinati in anni e anni di pubblico assistenzialismo. Su questo desidero mettere un punto. Che non se ne parli più. A che serve allora la nuova disciplina del contratto a termine? (è la domanda). Il ministro ha detto la sua, gli studenti della città hanno tirato su un lungo striscione di contestazione. Avvocati, giudici e docenti universitari hanno consigliato cautela: al governo, non ai giovani. Il sospetto è che qualcuno tra loro desiderasse applaudire quei ragazzi così passionali e brutali nella loro fame di verità.

La risposta proviamo a cercarla tra le righe del non detto e tra le pieghe della legge. Con il Decreto Legge n. 34 del 2014, già convertito in legge, il contratto a termine è stato del tutto privato di causale. In altre parole: l’impresa non deve motivare il perchè decida di assumere a termine invece che a tempo indeterminato. Per la durata di un anno ciò era già consentito. Adesso la durata è massima. Conseguenza ovvia è che le imprese d’ora in poi saranno libere di assumere imponendo una scadenza ben precisa al contratto. Anche con più progroghe, fino al limite invalicabile di 36 mesi imposto dalla Direttiva Ce 1999/70. Il solo divieto è di non superare il 20 per cento della forza lavoro complessiva. Così facendo si inverte la prospettiva delle cose e quindi il contratto di lavoro a tempo indeterminato non è più il contratto “normale” perché anche quello a termine diventa di uso ordinario. Il ministro insiste: sono le imprese a creare lavoro e non esistono contratti buoni o contratti cattivi. I contratti, appunto: a voler trovare un merito in questa scelta normativa bisogna riflettere sulla precarizzazione che abbiamo conosciuto negli ultimi vent’anni ed ancor più dalla legge Biagi cioè dal 2003 in poi: contratti a progetto, contratti intermittenti, contratti a chiamata, partite IVA, lavoro occasionale. Tutte forme che consentono alle aziende di sfuggire, quando non impedite dai controlli dell’ispettorato, ai costi ed ai vincoli di un normale lavoro. Ecco, il contratto a termine, se sul serio verrà utilizzato, otterrà l’effetto quantomeno di ricondurre il lavoro all’interno di un alveo contrattuale con precisi obblighi e diritti reciproci. A cominciare dalla protezione in caso di malattia e dalle ferie retribuite (non previste, per dirne una, nei contratti a progetto).

Che il lavoro debba essere concepito come un contratto e non come una concessione è una svolta culturale ormai necessaria. Ne erano più consapevoli i nostri genitori negli anni ’70 che noi oggi. E vi è subito una prima obiezione: senza un intervento sul fronte del costo del lavoro le imprese continueranno ad utilizzare le altre precarissime forme di sudditanza lavorativa. Seconda obiezione: nelle attività a bassa qualità di manodopera le imprese non avranno interesse a fidelizzare quella quota del 20% di dipendenti a termine. Lasceranno scadere i contratti per assumere nuovi dipendenti sempre a termine. Ammesso poi che Corte Costituzionale e Corte di Giustizia Europea assolvano la legge dai propri eccessi. La questione diventa allora molto più grande e coinvolge il piano industriale che il Paese vorrà darsi (saremo ancora la terra dei Call center ?) e la formazione dei lavoratori, quindi la scuola.

Scopriamo così che il diritto del lavoro è il nucleo attorno al quale ruotano tutte le altre grandi riforme di cui si ha bisogno. Con una delusione: il contratto di apprendistato, che dovrebbe formare i lavoratori e consentire l’alternanza scuola-lavoro, è ancora farraginoso, di difficile utilizzo. Si ha l’impressione che il governo non ci creda più di tanto ed è un vero peccato. Perchè, a dirla tutta, anche il costo del lavoro è legato al livello della formazione. Il costo, in economia, non è un valore assoluto bensì relativo. Lo si valuta in rapporto a ciò che ottieni in cambio. Se spendi poco ma non ottieni nulla, allora il costo è altissimo. Così, se provi a pagare poco un lavoratore ma quello non produce bene perché non ha una buona preparazione scolastica o professionale, il tuo costo aziendale rimane alto. Gli studenti, assiepati ed agguerriti in un’aula carica della prima calura estiva, incalzano e chiedono ancora. Il loro sogno di un lavoro stabile rimane lontano. Anche i docenti universitari e gli onorevoli al tavolo e gli altri tecnici chiedono: Non sarebbe stato meglio cominciare dalla riforma vera, dalla riforma del contratto a tempo indeterminato e dal nuovo codice del lavoro ? Questo è, o dovrebbe essere, il famoso Job act. Ma poco si è detto ed ancor meno si sa.

Il ministro, finalmente, lancia un’idea, chiara come il suo ragionare: per scoraggiare i contratti a termine e favorire le assunzioni tendenzialmente stabili vorrebbe che quelli costassero di più. In realtà è già un pò così. Difficile dire se funzionerà. E’ un tentativo di movimento, con oneste perplessità di chi vi assiste. E forse, a star fermi non ci si guadagna.


Dalla stessa categoria

Ricevi le notizie di MeridioNews su Whatsapp: iscriviti al canale

I più letti

La visita del ministro Giuliano Poletti a Catania si porta dietro, oltre alle contestazioni degli studenti, una serie di contraddizioni sulla nuova disciplina del contratto a termine. Il famoso Job act, dopo attente valutazioni, non sembra porre le basi per il coronamento del sogno di un lavoro stabile per milioni di giovani. Saremo ancora la terra dei call center? Una questione molto più grande che coinvolge il piano industriale che il Paese vorrà darsi, la formazione dei lavoratori, la scuola. Riprendiamo l'ultimo post di Concetto Ferrarrotto, avvocato specialista in Diritto del lavoro e blogger di Ctzen

La visita del ministro Giuliano Poletti a Catania si porta dietro, oltre alle contestazioni degli studenti, una serie di contraddizioni sulla nuova disciplina del contratto a termine. Il famoso Job act, dopo attente valutazioni, non sembra porre le basi per il coronamento del sogno di un lavoro stabile per milioni di giovani. Saremo ancora la terra dei call center? Una questione molto più grande che coinvolge il piano industriale che il Paese vorrà darsi, la formazione dei lavoratori, la scuola. Riprendiamo l'ultimo post di Concetto Ferrarrotto, avvocato specialista in Diritto del lavoro e blogger di Ctzen

La settimana dal 26 ottobre 2026 inizia con una splendida Luna piena in Toro, che illumina l’oroscopo di voglia e sentimento. Mentre la retrogradazione di Mercurio in Scorpione e quella di Venere in Bilancia rendono lo zodiaco ancora restio a parlare d’amore e proporre verità. I Luminari, ossia Sole e Luna, intanto, cominciano a quadrare […]

La settimana dal 19 ottobre sembra tranquilla, ma l’oroscopo avverte: nel weekend cambiano molte cose. Innanzitutto, il Sole abbandona i gradi Bilancia per scivolare in Scorpione, facendosi introspettivo, ricercando verità e dedicandosi all’analisi delle passioni. Giorno 24 Mercurio si ferma retrogrado in Scorpione e non sarà semplice spiegarsi cosa non si comprende. Specie nei sentimenti, […]

Dal 12 ottobre si apre una settimana piena di eventi: l’oroscopo è inaugurato da una splendida Luna che si congiunge alla passionale Venere in Scorpione. E con un Acquario che risveglia la creatività di Plutone, che torna in moto diretto nel suo cielo, innescando nuove dinamiche per tutto lo zodiaco. Marte e Giove in Leone […]

Un impianto fotovoltaico non si progetta, finanzia, autorizza e gestisce da solo. Dietro ogni investimento energetico ci sono tecnici, ingegneri e installatori. Ma anche commercialisti, consulenti e professionisti chiamati a valutarne la sostenibilità economica, individuare gli strumenti finanziari, interpretare le norme, seguire gli aspetti amministrativi e fiscali. La transizione energetica viene spesso raccontata attraverso numeri: […]

Comprare casa significa, prima di tutto, conoscere le proprie possibilità. Capire quale sia la propria capacità di spesa e quale somma possa essere finanziata dalla banca, prima di iniziare la ricerca dell’immobile. È questo il primo consiglio di Salvatore Platania, consulente del credito e assicurativo di 24MAX, all’interno delle agenzie Remax City Home, per la nostra […]