Sanità, in stallo la nomina dei manager etnei Una monelleria del governo Crocetta?

Diceva Bernardino da Siena: «Colui che parla chiaro, ha chiaro l’animo suo». Chissà se parleranno chiaro gli uomini di legge che verranno chiamati – se verranno chiamati – a dipanare la matassa delle nomine ai vertici di due grandi strutture sanitarie di Catania: il Policlinico universitario e l’Azienda ospedaliera Cannizzaro. In realtà, i fatti sono piuttosto chiari. Ma sembra che la politica siciliana abbia fatto di tutto per complicarli.

La questione è nota. Il governo nazionale ha varato un decreto legislativo: il numero 90 dello scorso 24 giugno. Questo provvedimento, che è entrato in vigore lo scorso 25 giugno, ha stabilito che i dirigenti in pensione non possono più essere nominati, per esempio, ai vertici delle strutture sanitarie pubbliche. I dirigenti in pensione che sono stati nominati e insediati prima dell’entrata in vigor del decreto rimangono ai propri posti, perché il provvedimento non ha valore retroattivo. Questo decreto era nell’aria da tempo. Ne erano perfettamente a conoscenza i vertici del governo regionale. E infatti Paolo Cantaro e Angelo Pellicanò sono stati nominati dal governo regionale di Rosario Crocetta prima dell’entrata in vigore. Il primo – Cantaro – è stato nominato direttore generale al Policlinico universitario di Catania. Il secondo – Pellicanò – è stato nominato direttore generale del già citato Cannizzaro.

Tutto risolto, allora? Non esattamente. Perché alle nomine dei manager della sanità siciliana – argomento del quale si discute da settimane – debbono seguire le firme dei contratti da parte degli interessati. Così, se le nomine di Cantaro e Pellicanò sono state rese note prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo 90 del 24 giugno, né Cantaro, né Pellicanò hanno ancora firmato il contratto.

Che significa tutto questo? Semplice: che all’atto della firma del contratto Cantaro e Pellicanò dovranno rendere noti gli eventuali casi di inconferibilità dei rispettivi incarichi. E siccome siamo già a luglio, si pone la questione: l’Amministrazione pubblica può conferire gli incarichi di direttori generali di due strutture sanitarie a chi si trova già in pensione? In parole più semplici: Cantaro e Pellicanò possono firmare i rispettivi contratti dopo che è entrato in vigore il decreto legislativo n. 90 di quest’anno? Fa fede la data del decreto di nomina o la data del contratto?

Che fare? In questi casi si chiede un parere autorevole a un soggetto terzo: per esempio, al Consiglio di Giustizia amministrativa o all’Avvocatura dello Stato. La Regione siciliana, è noto, ha un proprio Ufficio legislativo e legale. Ma trattandosi di un fatto che riguarda la stessa Regione, sembrerebbe un po’ sconveniente chiedere il parere allo stesso Ufficio legislativo e legale della Regione. Anche perché il capo dell’Ufficio legislativo della Regione – che è un dirigente generale – viene nominato dal governo regionale. Insomma, non è immaginabile che un dirigente nominato dal governo regionale esprima un parere su un atto dello stesso governo regionale! Come già detto, in questi casi è meglio fare affidamento sulla terzietà che rappresenta la garanzia d’indipendenza di giudizio. In un caso del genere, insomma, i giuristi del Cga o dell’Avvocatura dello Stato possono parlar chiaro, per dirla sempre con Bernardino da Siena.

Fin qui gli aspetti squisitamente tecnici. Poi ci sono altri aspetti di questa vicenda che appaiono particolari. Cantaro, attualmente, è commissario dell’Azienda ospedaliera Cannizzaro. Mentre Pellicanò è commissario straordinario del Garibaldi di Catania. Entrambi sono medici. Ed entrambi vengono dati vicini al Partito democratico. Il primo – Cantaro – sembra sia gradito alla parlamentare nazionale Anna Finocchiaro e al parlamentare regionale Antonello Cracolici. Il secondo – Pellicanò – sembra essere sponsorizzato dal sindaco di Catania, Enzo Bianco.

Se si riflette su quanto sta accadendo, non sfugge agli occhi di un osservatore che il doppio caso che si è creato potrebbe essere stato evitato facendo firmare i contratti a entrambi i nominati prima del 25 giugno. Il tempo ci sarebbe stato. E oggi le nomine di Cantaro e Pellicanò risulterebbero blindate. Invece il termine è stato lasciato scadere…

Forse il governo Crocetta ha voluto confezionare una bella monelleria verso alcuni settori del Pd siciliano per dare luogo a pareri, diatribe e a possibili ricorsi? «A pensar male si fa peccato – avrebbe detto il sette volte presidente del Consiglio, senatore a vita Giulio Andreotti – però qualche volta s’indovina…».


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