Ritorno al ‘500

Mentre l’arte contemporanea si abbevera al post moderno, due giovani artisti, Dalila Callari e Riccardo Raimondi, si cimentano in  un’attività artistica in gran voga nel ‘500. Si tratta dell’affresco di un soffitto in un abitazione privata di Caltanissetta, la villa di A.P.
Stiamo assistendo ad un ritorno del mecenatismo?
La coordinatrice del lavoro, la ventiseienne Dalila Callari, si è diplomata nel 2002 presso l’Accademia delle Belle Arti di Catania con pieni voti; il secondo artista, il ventitreenne Riccardo Raimondi, è prossimo al conseguimento di tale meta.
La commissione del signor A.P., un maresciallo del corpo di polizia municipale, arriva ad agosto. La sua è una villa in costruzione nella zona residenziale di Pian del Lago, a Caltanissetta, ed il lavoro prevede l’affresco del soffitto del soggiorno, avente una superficie di 18 mq. Lo stile si rifà a quello del ‘500.
La scelta del committente sottolinea  l’appartenenza ad una classe borghese non incline alla quotidianità della cultura moderna; ai due artisti rimane l’arduo compito di non cadere nella banalità dell’imitazione di celebri opere di storica memoria.
    
Quali tecniche sono state adoperate per la realizzazione del lavoro?

“E’ importante sottolineare la differenza di questo con l’affresco tradizionale; infatti se quest’ultimo prevede l’impiego di pigmenti a base d’acqua su intonaco fresco, vedi Raffaello, Leonardo, Correggio, noi, per questo lavoro abbiamo preferito la tecnica acrilica, perché la chimica dei colori ha raggiunto ottimi livelli. L’acrilico offre la lucentezza e la resistenza dell’olio ed in più si applica su intonaco asciutto. Il procedimento è più veloce. In questo caso un mese”.
  
Il lavoro ha un tema centrale imposto dal committente?

“L’idea, del signor A.P. è quella di creare uno sfondamento illusorio, una sorta di finestra tra noi ed una dimensione quasi metafisica. Abbiamo ripreso le immagini degli affreschi romani del ‘600 e li abbiamo resi più umani, epurandoli da simbologie cristiane, pensando al tema dello scorrere del tempo; dell’alternarsi delle stagioni e dell’età dell’uomo”.
   
Quale quindi la chiave di lettura?

“Punto focale dell’opera è una luce, rappresentazione allegorica del tempo, attraverso cui ruotano le figure di Adamo ed Eva, che rappresentano la vita. Ma, mentre Adamo volge lo sguardo al punto focale, la donna le volge le spalle. Rispetto alla luce lei non ha ruolo attivo; è una creatura derivata ed ha funzione di collegamento a livello compositivo. I putti, sprovvisti di ali, danno allegria e vivacità e molte figure di contorno sono adagiati su nuvole. Il tutto con uso di tinte pastello tenui.”

Quanto influisce la retribuzione nella realizzazione di un’opera?

“Più il prezzo è alto più sei motivato! Ma il mio essere artista esce fuori sempre. Mentre nel passato si portavano avanti ricerche figurative, oggi si preferisce una ricerca non figurativa “astratta”.  Dietro questa ricerca vi è un discorso economico; se vuoi lavorare vai incontro alle esigenze della comunità.”

In una società che predilige le arti non figurative la sua scelta, di tipo figurativo, risulta controcorrente!

“Sì. Ho voluto evitare il conformismo. Non voglio vendere la mia arte creativa al mercato; rischiando anche di non vedere corrisposta economicamente la mia fatica.”

Quando il suo prossimo lavoro?

“Al più presto realizzerò murales presso un locale di prossima apertura”.

Pensi che a San Cataldo vi sia un fermento artistico?

“A San Cataldo vi sono due istituti d’arte, uno regionale ed uno statale. Ciò che manca è, da una parte, il coraggio di rivelarsi da parte di questi artisti, dall’altra, mancanza di contributi dalle istituzioni. Ad esempio, manca una galleria d’arte contemporanea e quella che vi era, “La vecchia pescheria” è stata chiusa dopo un anno e mezzo”.

Il signor A.P. con cortesia rifiuta di rispondere alle nostre domande ma lascia capire di essere soddisfatto del lavoro dei due artisti.
 
Esercitazione per il corso di TECNICA DEL GIORNALISMO della prof. Maria Lombardo


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