Nessun motivo personale. Disaccordi contrattuali superati. Così come i problemi burocratici. Si fa più articolata la vicenda della chiusura del Rifugio Citelli sull’Etna: tra le poche realtà attrezzate – con pernottamento e ristorazione – a mantenere ancora lo spirito montano. Alla spiegazione di Luigi Sciacca, presidente della sezione Cai Catania, proprietaria della struttura, rispondono l’ex […]
Rifugio Citelli chiuso, risponde l’ex gestore: «Era tutto pronto per continuare, ma ci hanno chiesto di andarcene»
Nessun motivo personale. Disaccordi contrattuali superati. Così come i problemi burocratici. Si fa più articolata la vicenda della chiusura del Rifugio Citelli sull’Etna: tra le poche realtà attrezzate – con pernottamento e ristorazione – a mantenere ancora lo spirito montano. Alla spiegazione di Luigi Sciacca, presidente della sezione Cai Catania, proprietaria della struttura, rispondono l’ex gestore e la cooperativa che avrebbe voluto rilevarlo. Figure che, a sorpresa, coincidono. A gestire il Citelli per più di dieci anni, infatti, è stato Daniele Pennisi. Presente tra i cinque soci della cooperativa Bùum gvi, protagonista della trattativa (interrotta) con il Cai. In una linea di continuità e allargamento dei servizi, come spiegano a MeridioNews lo stesso Pennisi e il presidente di Bùum gvi, Alessio Marino.
L’ultima gestione del Rifugio Citelli
«Ho rilevato il rifugio nel 2014, dopo averci lavorato per un anno e mezzo con la precedente gestione», racconta Daniele Pennisi. Un percorso lungo oltre dieci anni, che ha portato, «nelle annate migliori, ad accogliere 800-900 persone – racconta l’ex gestore -. E servire pasti per oltre 7mila visitatori, in una sala da 30 posti scarsi». In mezzo, anche due rinnovi contrattuali da parte del Cai Catania. Il primo per passare da un’associazione a una ditta individuale. E l’ultimo per altri nove anni, dopo il Covid, sotto l’attuale presidenza, per adeguarsi alle nuove normative sugli alloggi ricettivi. Come spiegato anche da Sciacca, già allora era presente il nodo burocratico che vede due Comuni etnei, Milo e Sant’Alfio, contendersi la titolarità del rifugio. «Un problema che, pur conosciuto, non era considerato tale fino a qualche anno fa – chiarisce Pennisi -, complice la scarsa digitalizzazione dei Comuni».
L’idea della cooperativa per la cultura dei vulcani

Tra i frequentatori del Citelli c’era anche Alessio Marino. «Ma nel 2023 ho iniziato a lavorarci come rifugista – racconta – e sono diventato, l’anno dopo, una guida vulcanologica». Rientrando in Sicilia da Parigi, per scegliere la vita di montagna. Da qui nasce l’idea di ampliare i servizi: «Nei dintorni mancava un’offerta escursionistica coerente con la filosofia del rifugio, così abbiamo creato Bùum gvi, una società di guide vulcanologiche», spiega il presidente. Realtà di cui è socio anche Pennisi. Naturale, quindi, pensare di racchiudere tutto in un’unica società: gestione del Citelli compresa. «Utile dal punto di vista commerciale – aggiunge l’ex gestore -, ma anche per affiancare a me altre forze». Con l’obiettivo di rendere il rifugio un centro di cultura dei vulcani. «Con presentazioni di libri e mostre fotografiche – spiegano -. D’altronde per noi non è mai stata solo un’attività commerciale, ma anche di tutela del territorio e di un bene collettivo».
Dalla proposta ai problemi burocratici superati
Una visione che sembra sposarsi con quella espressa dal presidente del Cai Catania. Eppure, qualcosa si è inceppato. Dopo aver espresso il progetto di transizione al Cai, aver ottenuto l’accettazione del consiglio a novembre 2024 – battendo anche un’altra offerta intanto pervenuta – e aver disdetto la gestione di Pennisi per permettere il passaggio a Bùum gvi, tutto sembrava quasi fatto. Compreso il superamento del problema burocratico. «Nell’iter per le nuove licenze al Comune di Sant’Alfio, basate ormai su sistemi digitali, il problema catastale è diventato non più sorvolabile – racconta Marino -. Ma con l’aiuto di un avvocato amministrativista da noi incaricato, la questione era stata risolta, con il via libera dal Comune». Con sei mesi di ritardo rispetto al programma ma, a luglio 2025, tutto sembrava davvero pronto.
Il contratto e l’improvvisa chiusura
A mancare era solo la firma sul nuovo contratto sottoposto dal Cai Catania. «Diverso da quelli stipulati con me – racconta Pennisi -. Con appena tre anni di gestione, rinnovabili per altri tre, a fronte di un comprensibile aumento del canone mensile. Un tempo troppo breve per rientrare dagli investimenti che avevamo in mente». Oltre ad alcune clausole gestionali, a cui faceva riferimento anche Sciacca. Ma, «pur non rispecchiando le nostre necessità di gestione – aggiunge Marino -, avevamo comunque accettato per dare continuità ai dieci anni precedenti». Tutto risolto, insomma. E invece sarebbe arrivata la richiesta di liberare i locali in pochi giorni. «Dentro c’erano ancora tutte le mie attrezzature, pronte per riaprire in tempi brevi», spiega Pennisi. «A quel punto abbiamo ritirato la nostra proposta con una pec di disdetta – gli fa eco Marino -. Pur non chiudendo la porta a future collaborazioni, purché alle giuste condizioni».
L’amarezza per un progetto spezzato
Il gruppo non nasconde l’amarezza per la vicenda. «Andavo al Citelli fin da bambino, con mio padre – racconta Pennisi -, per me era il sogno di sempre. E lì dentro c’era tutta la mia vita, compresa l’attrezzatura da soccorritore». Che rendeva il rifugio anche un presidio d’emergenza sempre attivo. Con richieste di aiuto anche per incidenti stradali o per problemi con neve e ghiaccio. «Io lavoravo e vivevo in montagna e per la montagna», conclude Pennisi. «Senza il rifugio Citelli, oggi non sarei guida vulcanologica e non sarei tornato in Sicilia – racconta Marino -, né sarebbe nata Bùum gvi. Noi siamo sempre lì in montagna e continuiamo la nostra strada per una fruizione di qualità dell’Etna. Ma è vero che eravamo entusiasti di ampliare un servizio e ci è stato impedito di farlo. Noi volevamo migliorare, non stravolgere, quel posto».