Riforma Moratti: la risposta della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere

martedi 12 ottobre, alle ore 18, presso l’Auditorium del monastero dei Benedettini, si è svolto un consiglio di facoltà aperto al pubblico, nel quale, sono stati discussi i gravosi problemi legati alla riforma universitaria del Ministro Moratti.

   Il consiglio ha visto la presenza anche di professori e studenti di altre facoltà.

   Il preside Antonio Pioletti, ha iniziato subito il consiglio con un discorso che ha visto scricchiolare il DDL che dovrebbe essere approvato. “Se questa legge verrà approvata – ha affermato Pioletti – si andrà avanti senza discutere; non si avrà dialogo con le università. Si aggiungeranno disastri su disastri e, cosa ancor più grave, sarà data una delega al Ministro per decidere questioni di non secondaria importanza”.

 

Il nuovo DDL è stato contestato su quattro punti chiave e della massima importanza:

1 – la restrizione delle risorse finanziarie per la ricerca e la formazione, la previsione di provvedimenti fatti a costi zero per lo Stato e a costi salati per i singoli Atenei;

2 – la previsione di uno stato giuridico per i docenti, per i ricercatori e i giovani studiosi in formazione, fondato sulla generalizzazione di rapporti di lavoro precario;

3 – la imposizione di una revisione dei nuovi ordinamenti didattici senza che si sia avviato un bilancio approfondito della loro fase di avvio;

4 – l’assenza di una vera politica del diritto allo studio che si risolve ormai in una strisciante politica del numero chiuso.

 

   La restrizione finanziaria è ormai una vecchia conoscenza, ma la riqualificazione dei ricercatori è davvero una novità, in tutti i sensi. Si prevede, difatti, che il ruolo dei ricercatori sarà messo ad esaurimento e che si creerà un fascia così chiamata dei “professori aggiunti”, ovvero professori tenuti a forme di tutorato e attività integrative.

   Inoltre, sarà abolita la distinzione tra “tempo pieno” e “tempo definito”. Sarà data a tutti i professori una forma di tempo definito, con la possibilità di svolgere altre attività con lo stesso stipendio. Stipendio, peraltro, che sarà ottenuto decurtando le supplenze. La riforma quindi per molti versi sarà a costo zero.

  La ricerca, secondo quanto detto ancora dal preside, non è citata neanche nel disegno della legge delega, nonostante tutti pensiamo di allargare la scelta formativa.

  Ciò che ancora preoccupa è il tentativo di rivedere gli ordinamenti didattici, con la conseguenza di avere due, tre, quattro ordinamenti diversi.

   Da tutti questi punti si evince la totale carenza di una politica seria del diritto allo studio, con le già palesi lacune. Nelle università italiane gli studenti dovrebbero poter studiare in gruppi limitati e tutorati, ma tutto ciò non esiste e il numero chiuso proposto dalla Moratti non è fattibile.

 

  Alla fine del consiglio, è stato stilato un documento di mozione “per una mobilitazione contro i provvedimenti governativi dell’Università”, che ha visto includere le richieste qui sotto riportate:

 

1-     il DDL sullo stato giuridico va ritirato per aprire un’ampia fase di consultazione con il mondo accademico e le forze sociali;

2-     va mantenuto il ruolo dei ricercatori riconoscendo ad essi la funzione docente e prevedendo 20.000 nuovi posti;

3-     va mantenuta la distinzione fra tempo pieno e tempo definito;

4-     vanno previste verifiche di progressione di carriera trasparenti eliminando ogni blocco delle assunzioni di docenti e personale.

5-     il 3% del PIL va destinato alla formazione e alla ricerca;

6-     occorre aprire una politica di vero allo studio con massicci investimenti per l’edilizia universitaria, case e mense per gli studenti, laboratori e forme di tutorato.

 

Infine, se tali proposte continueranno ad essere ignorate dal Ministro Moratti, la facoltà decide il blocco di ogni attività didattica dall’8 al 13 novembre aderendo alla settimana nazionale di mobilitazione indetta dalle Organizzazioni sindacali di categoria.


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