Renzi al Governo blocca la nuova legge elettorale. Ma i problemi restano

DI FATTO, L’ITALICUM SEMBRA PENSATO APPOSTA PER BLOCCARE IL MOVIMENTO 5 STELLE

di Lorenzo Ambrosetti

Il progetto di nuova legge elettorale, denominata subito Italicum, fino a qualche giorno fa era al centro del dibattito politico. Per ora non se ne parla più. Da quando Matteo Renzi ha deciso di sostituire Enrico Letta alla guida del Governo la questione è stata sospesa.

Detto questo, proviamo a ragionale su questo disegno di legge. Frutto dell’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, siglato nelle scorse settimane nella sede del Nazareno, prevede il ballottaggio tra le due liste più votate nella prima tornata elettorale nel caso in cui nessuna delle coalizioni raggiunga il 37%.

Voluta fortemente da Renzi all’indomani della sua elezione a segretario del Partito Democratico, come un segno di cambiamento da imprimere alla politica per un suo recupero di credibilità nei confronti dei cittadini, la legge che il Parlamento dovrebbe iniziare ad esaminare sembra a prima vista non esente da forti dubbi di costituzionalità.

Il territorio nazionale viene diviso in collegi plurinominali medio-piccoli, in cui ogni formazione politica presenterà liste di tre o quattro candidati. Non ci saranno quindi le preferenze che avrebbero consentito agli elettori di esprimere un voto responsabile e consapevole.

Accadrà, in tal modo, che un partito come Forza Italia, che non ha mai fatto le primarie, avrà candidati scelti direttamente da Silvio Berlusconi, che non a caso ha imposto a Renzi questa esplicita clausola dell’accordo.

Se è vero che, come recita la Costituzione, la sovranità appartiene al popolo, dovrebbero essere gli elettori a scegliersi i propri rappresentanti in Parlamento.

Si ripropone, invece, una altra volta, un Parlamento di nominati dalle segreterie dei partiti.

Scende la soglia di sbarramento per i partiti coalizzati, che arriva al 4,5%. Rimane invece altissima la soglia per chi vuole andare da solo: l’8%.

Per quanto concerne la soglia del 4,5% , anche qui si rilevano profili di illegittimità costituzionale. Il rischio è che partiti come Sel, che sono indiscutibilmente rappresentativi di una parte dell’elettorato, possano restare fuori dal Parlamento. Lo stesso discorso vale, ad esempio, per l’Udc o per la Lega, qualora dovessero decidere di andare da soli.

Non a caso è stata studiata anche la norma salva-Lega, messa a punto appositamente per i partiti che hanno una forte connotazione territoriale, e quindi la Lega Nord. In base a questa norma, i partiti che in tre Regioni riusciranno a superare l’8% accederanno al Parlamento anche se non hanno raggiunto la soglia di sbarramento.

Una discussione di questi ultimi giorni riguarda anche la possibilità di salvare Sel, stabilendo il recupero del miglior perdente all’interno della coalizione, ovvero del primo partito che non raggiunge la soglia di sbarramento.

Ad ogni modo, su questa legge elettorale si impone comunque una notazione di carattere generale. Si tratta dell’ultimo, estremo tentativo, da parte della cosiddetta ‘casta’, di isolare il Movimento 5 Stelle con il mascherato intento di garantire al Paese una maggiore governabilità.

Ma se si tratta di un governo fatto da queste forze politiche che ormai si sono completamente logorate, tra scandali sui rimborsi elettorali e continue accuse di frode e corruzione da parte dei magistrati, allora sarebbe proprio meglio non andare proprio a votare.

 


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