Regionali, i deputati del M5s pronti a ricandidarsi Nessun salto a Roma. «Puntiamo alla maggioranza»

Sono approdati in Assemblea, cinque anni fa, in quindici. A distanza di cinque anni – e certamente con più esperienza e più consapevolezza – per dodici di loro è in arrivo una nuova sfida elettorale, per confermare lo scranno a Sala d’Ercole. A restare fuori dalle liste del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni regionali d’autunno saranno sicuramente Antonio Venturino, vicepresidente vicario dell’Ars, fuoriuscito dal Movimento a inizio legislatura e successivamente approdato al Psi, e, per ragioni sicuramente di natura differente, i deputati Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca, autosospesi dal Movimento per la vicenda delle firme false.

Gli altri sembrano sostanzialmente pronti a proseguire il percorso intrapreso «fermo restando – spiega Gianpiero Trizzino – che ci saranno sicuramente le consultazioni online coinvolgendo la base, per decidere i candidati che andranno in lista». La ricandidatura passerà, insomma, dalle Regionarie, in cui a scegliere i candidati dovrebbero essere gli iscritti al blog di Beppe Grillo. Nessuna data, ancora, per le consultazioni online interne al Movimento, ma certamente, tra i tanti che proveranno ad avere un posto in lista, i consiglieri regionali uscenti avranno il vantaggio di essere più noti e di vantare l’esperienza già vissuta nella legislatura ormai agli sgoccioli. «È chiaro – ammette Salvo Siragusa, piemontese trapiantato da 23 anni a Bagheria, dove tuttora risiede – che alcuni di noi sono più conosciuti e potrebbero partire avvantaggiati, ma queste sono le regole. Per le Europee una ragazza semisconosciuta di Genova è riuscita a convincere gli attivisti e a essere eletta».

«Personalmente mi ricandiderò alle prossime Regionali. Per l’età che ho potrei anche candidarmi al Senato, ma significherebbe ricominciare da zero e non mi pare sensato. Siamo una bella squadra – sottolinea, guardando ai colleghi con cui condivide l’esperienza di deputato regionale – siamo un gruppo unito e contiamo tutti di continuare quest’esperienza, possibilmente diventando maggioranza».

«Non ho valutato altre scelte, che non sia quella di tornare a mettermi a disposizione dei siciliani come deputata – gli fa eco Angela Foti -. Il motivo? Beh, credo onestamente di poter essere più utile rimanendo nell’Isola, perché dopo cinque anni posso dire di conoscere a fondo i problemi per cui va trovata una soluzione». Anche la deputata acese non nutre dubbi sulle decisioni che verranno prese dai propri colleghi: «Finora non mi è mai capitato di sentire qualcuno ragionare sulla possibilità di fermarsi, in attesa di una possibile candidatura alle nazionali. Siamo uniti e ragioniamo come una vera squadra, quindi immagino che tutti vorranno cercare di far parte di una campagna elettorale in cui speriamo di poter ottenere la maggioranza e così governare la Sicilia».

Dello stesso avviso Trizzino, anche lui pronto a mettersi in gioco e ricandidarsi, perché «mi pare il percorso più coerente. E poi sto già lavorando a un’ipotesi di piano rifiuti, immaginando cosa, come e in che tempi si potrebbe fare nel caso in cui fossimo chiamati a guidare l’amministrazione regionale».

C’è ottimismo tra i pentastellati in vista delle elezioni di autunno. E nel caso di vittoria, il drappello, già ben nutrito, potrebbe addirittura rinfoltirsi. Se le percentuali dei sondaggi dovessero trovare conferma dall’esito delle urne, i grillini potrebbero arrivare a sfiorare la maggioranza degli scranni di sala d’Ercole. 

E dopo? Possibile che, alla fine di un eventuale secondo mandato, quindi al culmine di dieci anni di impegno politico, tutti si facciano da parte, come prevedono le regole del Movimento? «Ne sono certo, almeno per quanto riguarda noi deputati regionali – risponde Siragusa -. Continuiamo a essere convinti che il limite massimo di due mandati sia una delle regole più sagge del movimento, perché ti permette di non diventare parte del mobilio di questa politica».

«Non esistono norme perfette – ammette Foti -, ma continuo a pensare che mettere dei paletti sia fondamentale perché, purtroppo, la storia dimostra che anche il politico più integerrimo, nel momento in cui ha la possibilità di fare una carriera pluridecennale, inevitabilmente finirà per creare attorno a sé un piccolo sistema di potere e consenso che – conclude la deputata – piano piano lo porteranno a non operare in libertà».


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