Ragusa, oltre dieci positivi nel coro di una chiesa Direttore Asp: «Comportamenti da irresponsabili»

«Può capitare a chiunque di essere contagiato, ma vorrei che ci fosse un minimo di collaborazione. E certamente cantare in un coro aumenta le possibilità di prendere il virus». Angelo Aliquò, direttore generale dell’azienda provinciale sanitaria di Ragusa, non utilizza mezzi termini per commentare quanto è accaduto in una chiesa del capoluogo ibleo, dove dopo le feste di Pasqua sono risultate positive oltre dieci persone che cantavano nel coro

«Abbiamo fatto il tracciamento. Subito dopo Pasqua erano in tre, adesso sono aumentati – sottolinea a MeridioNews Non ho nulla contro il coro o la chiesa, ma credo che evidentemente queste persone non indossassero la mascherina, che in questo momento sappiamo che ci protegge. Se possiamo evitare gli assembramenti o prendere delle semplici precauzioni, perché non lo facciamo?». Aliquò due giorni fa aveva scritto un post sulla sua pagina Facebook, in cui si chiedeva se in questo periodo non si potesse fare a meno di un coro. 

Nello stesso post veniva fatto riferimento a un sassofonista che questa estate sarebbe andato ai matrimoni a avrebbe contagiato gli invitati. «Ho ricevuto anche critiche – ammette – Ma il mio pensiero va ai sanitari: abbiamo mancanza di personale, di anestesisti e di operatori nei pronto soccorsi in tutta Italia. Da un lato ci si affida ai medici solo quando si è in difficoltà o davanti a lunghe attese. Dall’altro lato facciamo di tutto per riempire ospedali, non potendo fare a meno di certi comportamenti e continuando a non collaborare». Le persone del coro adesso avrebbero contagiato anche i familiari, due sono ricoverate. Intanto a Ragusa e provincia i contagiati sono più di mille, mentre 60 sono i pazienti in ospedale. «Cose del genere possono capitare anche a me – conclude Aliquò – Magari avrò anche io commesso qualche errore, ma non possiamo andarci a cercare appositamente i rischi. Chiudono i teatri e i cinema, dove i distanziamenti sarebbero anche maggiori, e poi si fa fatica a non mantenere le distanze accanto a uno che canta».


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