Quando la legge non è del più forte

Tra una bega condominiale e le lamentale per un viaggio non proprio da sogno, il 12 gennaio 2009 un giudice di Pace di Giarre si è trovato a condannare la Nestlè, la più forte multinazionale in Europa. Per il giudice in questione, l’avvocato Salvatore Fisichella, si è trattato di una sentenza come tante altre. Ma per il resto dell’Italia, a giudicare dall’interesse dei mezzi di informazione, non è stato così. La notizia si è subito sparsa anche in Svizzera, dove la Nestlè ha la sua sede centrale, in Spagna e in Francia. In effetti, si tratta della prima sentenza italiana di questo tipo, e il fatto che sia stata emessa da un Giudice di Pace e non in grandi aule di tribunali, sotto i riflettori, ha suscitato ancora più curiosità.
 
La storia parte da lontano, quando il 22 novembre 2005 il Procuratore della Repubblica di Ascoli Piceno, Franco Ponticello, ordinò il sequestro delle partite di latte Nestlè con scadenza maggio e settembre 2006. Si trattava di latte per bambini inquinato da una sostanza chimica, l’ITX, una sorta di inchiostro dell’imballaggio. E così fu chiamata in causa anche la Tetrapack, grande azienda responsabile della confezione. La causa penale fu presto archiviata per l’impossibilità di stabilire chi fosse responsabile tra la Nestlè e la Tetrapack.
 
Dopo quattro anni, due tra i milioni di genitori consumatori di questo latte per bambini hanno visto riconosciuto il loro diritto ad un risarcimento, per la lesione del diritto alla salute e per “l’inadempimento della responsabilità contrattuale ed extracontrattuale” che il rapporto tra una ditta e il consumatore comporta, come recita la sentenza. Che poi sia una multinazionale o no, fa lo stesso. E che il risarcimento sia di una cifra quasi simbolica, importa poco: l’importante è il principio che si possa avere giustizia anche contro soggetti così forti, ha dichiarato soddisfatto il Codacons – Coordinamento per la difesa dell’ambiente e i diritti dei consumatori – , a cui i due genitori si erano rivolti.
 
Stamattinai, a Mascali, il giudice Fisichella riceverà il Premio Speciale Rosalia Corbo in Livatino, nell’ambito della quindicesima edizione del Memorial dedicato a “Rosario Livatino”, il “giudice ragazzino” assassinato dalla mafia nelle campagne dell’Agrigentino nel 1991. Alla sua memoria è stato intitolato il Premio Internazionale all’impegno sociale. La motivazione della menzione per il giudice Fisichella è l’avere “amministrato con equità e umanità la giustizia”.
 
Il riserbo mantenuto da Fisichella sui giornali e le televisioni è dovuto all’impossibilità per un giudice di commentare una propria sentenza. Ma il magistrato ha accettato di chiacchierare con Step1 sulla figura del giudice di pace e le sue competenze, che una sentenza così importante hanno portato alla ribalta.
 
Giudice Fisichella, quali sono le competenze del Giudice di Pace in una controversia tra un consumatore e una controparte forte, come in questo caso una multinazionale?
Il giudice di pace si limita esclusivamente ai casi sottoposti dai cittadini sia nei confronti di altri cittadini sia di un ente pubblico, o di una qualunque azienda, multinazionale o no: non fa differenza. Semplicemente, il giudice di pace è competente per valore: fino a circa 2560 euro per un contenzioso diciamo “normale” e limitatamente ad alcune materie, e fino a 15500 euro per gli incidenti stradali. Queste competenze comunque verranno aumentate a giorni, portando a 5000 euro il limite per i contenziosi normali, e 20000 euro per quelli stradali.
 
Quali sono le materie di competenza del giudice di pace?
Sono abbastanza limitate. C’è ad esempio il condominiale, riguardo al pagamento ordinario e straordinario delle quote condominiali, o l’emissione di fumi, calore e rumori. E’ competente anche per le multe e varie infrazioni inerenti al codice della strada. Riguardo i consumatori poi, negli ultimi tempi molte persone si sono rivolte al giudice di pace per una vacanza rovinata: un volo dirottato per indisponibilità della compagnia, oppure la perdita di una valigia. Il consumatore è quindi considerato in senso lato, ovviamente sempre secondo la materia e il valore.
 
In base a cosa è stata presa la sua decisione, nella sentenza in questione?
L’articolo 113 del codice di procedura civile stabilisce che il giudice di pace, per le cause di importo inferiore a circa mille euro, possa decidere secondo equità: cioè non solo con il codice, ma anche a sua discrezione. E questa sentenza è stata decisa proprio secondo equità, perchè la Nestlè, come tutti, deve rispettare la legge e può essere citata davanti al giudice di pace come qualunque altro soggetto, purché si rispettino i limiti di valore. Le prove fornite dai genitori sono state varie: la testimonianza del pediatra che aveva prescritto il latte ai bambini, quella di due signore che erano andate in farmacia con la madre e lo scontrino fiscale.
 
Ci sarebbero altri modi per i cittadini di risolvere controversie simili, sempre per richieste in denaro modeste, come in questo caso?
Al momento no. Sarebbe interessante se si istituisse una sezione speciale alla Camera di Commercio per le controversie tra una multinazionale o un ente pubblico e i cittadini, come già succede per la telefonia, per fare un tentativo di conciliazione. Ma se ne fanno poche, perchè mentre le nostre sentenze diventano esecutive, quelle non lo sono. Eppure i tentativi di conciliazione sono importanti perchè, se tutti iniziassero a rivolgersi al giudice di pace, ci sarebbero 100, 200 cittadini in causa anche per il mancato pagamento del posteggio!
 
E se adesso, in Italia, altre coppie di genitori si rivolgessero al giudice di pace, la sua sentenza costituirebbe un precedente?
Questa sentenza potrebbe creare un precedente, ma bisogna vedere, perchè la Nestlè potrebbe anche ricorrere in Cassazione per vedere modificata la sentenza da me emessa (per le sentenze dei giudici di pace stabilite secondo equità ci si appella direttamente in Cassazione, mentre per le altre, definite appunto “appellabili”, ci si rivolge normalmente ai Tribunali, ndr). E’ un loro diritto appellarsi, ma per farlo bisogna dimostrare che la sentenza sia stata emessa in violazione di legge.
 
Questa storia inizia nel 2005, quando la guardia forestale di Ascoli Piceno ha sequestrato la partita di latte contenente il componente chimico ITX. Da quel momento a oggi, ci sono stati altri genitori che sono ricorsi al giudice di pace?
Mi sono state depositate le sentenze di altri giudici di pace di diverse città d’Italia che però avevano rigettato la richiesta delle parti, e penso che ci saranno anche altre cause in corso. Personalmente non credo che qualunque altro giudice decida in questo modo perchè si tratta della Nestlè, o di altra multinazionale, ma perchè magari non ci sono dati concreti o prove positive per le parti che si rivolgono al giudice. Francamente io, in questo caso, non vedevo motivo per non accogliere la richiesta dei genitori.
 
E’ interessante il fatto che un’azienda sia ritenuta responsabile non solo di un danno fisico al consumatore, ma anche di un procurato allarme. Come mai?
C’è anche un danno psicologico, esistenziale, chiamiamolo morale. Si tratta comunque di un danno alla salute: l’ansia e lo stress provocano brutti scherzi, ce lo dicono spesso i medici. Il punto principale di questa sentenza è infatti il turbamento dei genitori, convinti che i figli avessero già subito un danno alla salute per l’assunzione del latte.
 
Giudice, si aspettava tutto questo interesse da parte dei mezzi di informazione? Come mai, secondo lei?
Io ad un certo punto mi sono posto una domanda: e se avessi fatto una sentenza di rigetto? Ho agito secondo coscienza, non mi interessava se la parte fosse o meno una multinazionale, comunque si chiami. Tutti sono sullo stesso piano, e questi soggetti hanno poi la possibilità di fare appello. Se ho sbagliato, riformeranno la sentenza.
La stampa e la televisione ovviamente sono interessate alla parte più debole: la Nestlè è una sola, i cittadini sono milioni. Questo clamore comunque non me l’aspettavo: la domenica, di sera, mi hanno comunicato che alla tv stavano parlando di questa sentenza, la prima in Italia. Stavo passando una piacevole serata tra amici, sono rimasto impietrito, tutti mi chiedevano “Cosa è successo?”. Devo dire che ho avuto paura che qualcuno strumentalizzasse la situazione.


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