Quando la cultura non è in vendita

«L’ignoranza rende deboli e schiavi», così Rosanna Aiello, rappresentante dei precari della scuola, ha inaugurato la serie di interventi pubblici de “La cultura in piazza”, iniziativa della FLC CGIL che si inserisce nel clima attuale di tagli nel settore della conoscenza e che è stata presentata lo scorso 7 novembre in ben cento piazze italiane.
«Il diritto allo studio è un bene indispensabile affinché un popolo cresca democraticamente e non diventi schiavo di singoli padroni», ha continuato, dando inizio ad una lunga serie di commenti sulla riforma Gelmini e non solo.
I giovani artisti dell’Accademia delle Belle Arti hanno organizzato attività e dimostrazioni pratiche del loro estro creativo, coinvolgendo anche gli incuriositi passanti, dimostrando quanto l’arte possa essere un importante strumento di aggregazione di propaganda popolare.

D’impatto è stata la lezione tenuta in piazza da Andrea Miccicché, rappresentante dei ricercatori universitari, che ha ironizzato: «Ecco, una lezione economica tenuta all’aperto: in conformità con la riforma Gelmini e i tagli alle università».
Fra i tanti intervenuti appartenenti a varie associazioni, tra i più apprezzati è stato un referente dell’Udu, autore di un accorato appello contro la «corsa ai crediti» perché, citando un famoso spot televisivo, «ci sono cose che non si possono comprare e tra queste c’è indubbiamente la cultura, la formazione universitaria e di conseguenza il futuro dei giovani».
Appare chiaro, quindi, come la cultura sia sta la protagonista di questa manifestazione, insieme al diritto allo studio, «un diritto fondamentale è imprescindibile per tutti gli esseri umani, indifferentemente dalla loro età o nazionalità».
Da questa convinzione nasce la proposta di legge di iniziativa popolare presentata dalla CGIL, e per la quale si sono raccolte le firme durante l’intera giornata, che mira a sottolineare l’importanza della conoscenza in un periodo in cui questa viene sottovalutata e sminuita.

Un evento dal quale è emerso, intervento dopo intervento, «che la nostra storia e la nostra cultura vivono nelle aule, nelle accademie, nei conservatori, strutture che creano l’arte e che portano uno sviluppo economico all’intera nazione».


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