Punta Izzo, 4 milioni per riattivare il poligono La conferma arriva dal ministero della Difesa

La riattivazione del poligono di tiro di Punta Izzo ad Augusta si fa concreta. La conferma arriva dal ministero della Difesa che parla di «demolizione e ricostruzione del poligono di tiro per le forze armate con il rifacimento della strada di accesso e la realizzazione del piazzale ad esso antistante». L’importo dei lavori, secondo quanto riportato nelle carte, ammonta a 3 milioni 782mila 420 euro.

Il progetto è stato sottoposto all’esame del Comitato misto paritetico della Regione Sicilia e approvato durante la seduta del 26 novembre 2012. La Sovrintendenza di Siracusa ha poi dato la necessaria autorizzazione paesaggistica il 13 luglio del 2013 a condizione che «la nuova struttura dovrà avere le stesse dimensioni e tipologia preesistente». Ciò nello stesso provvedimento in cui si evidenzia che l’area è soggetta al livello di tutela massimo, con un vincolo d’inedificabilità assoluta.

L’intento di rimettere in funzione il poligono, che si trova in un tratto della costa di Augusta soggetto a vincolo militare e che fino ai primi anni ’90 è stato utilizzato come poligono per le esercitazioni a fuoco della Marina e delle altre forze armate italiane e Nato, lo aveva già confermato proprio il ministero della Difesa in risposta a un’interrogazione parlamentare. Allo stato dei fatti risulta inattivo anche se l’intero promontorio continua a essere negato alla comunità e l’area non è mai stata bonificata né messa in sicurezza. Inoltre, questo dimostra che i lavori di messa in sicurezza e le successive indagini georadar nel sottosuolo si inseriscono in un progetto più ampio.

«Una conferma – dicono a MeridioNews dal comitato di coordinamento Punta Izzo Possibile – che sbugiarda il comando di Marisicilia il quale ha sempre negato l’esistenza del progetto». Oltre a questo, agli attivisti era stato negato l’accesso ad alcune informazioni ambientali che, per legge, sono soggette a obbligo di pubblicazione e il motivo del diniego opposto dal comando marittimo era stato ricondotto al segreto militare

Su questa istanza di accesso civico, il ministero della Difesa ha comunicato di aver accolto il ricorso contro il diniego del comando marittimo di Sicilia, trasmettendo la documentazione negata, ovvero l’autorizzazione paesaggistica e il parere consultivo del CoMiPa. «Con questa pronuncia, che per il suo significato rappresenta un precedente di portata nazionale, il responsabile della trasparenza del ministero della Difesa certifica due fatti importanti che avevamo preannunciato – afferma Catalano – l’illegittimità del rifiuto all’accesso civico e il diritto della collettività a conoscere le informazioni ambientali sui progetti e sulla destinazione d’uso del proprio territorio. Anche nel caso di opere militari destinate alla difesa nazionale».

Dunque, questo progetto sarebbe in cantiere da almeno sei anni. «Le istituzioni non potevano non sapere. Sapeva certamente il ministero della Difesa e sapeva anche la Regione. Resta da capire – si chiedono dal coordinamento Punta Izzo Possibile – se fosse informato anche il Comune a cui, secondo la prassi amministrativa, dovevano essere notificati sia il parere del Comitato misto paritetico sia l’autorizzazione paesaggistica». 

La sindaca di Augusta, Cettina Di Pietro, si è detta «assolutamente all’oscuro di questa notizia che apprendo con estremo disappunto. Le ultime novità sulla vicenda risalgono a quando l’ammiraglio Nicola De Felice (il comandante del comando marittimo Sicilia, ndr) mi ha confermato che i lavori che stavano eseguendo nell’area erano di semplice manutenzione, forse per questioni di riservatezza. Comunque, vigileremo – conclude la prima cittadina – e farò tutti i dovuti accertamenti per andare a fondo alla questione e fare in modo che non venga scippato ai cittadini l’ennesimo tratto di costa per di più sottoposto a vincolo paesaggistico»

Intanto, nei prossimi giorni gli attivisti andranno depositare in procura questi atti ricevuti dal ministero, «quale ulteriore documentazione da allegare al fascicolo d’indagine aperto sul nostro esposto per abuso edilizio presentato lo scorso luglio», concludono.


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